Hillary Clinton non cucina biscotti

Daniel Edwards, Hillary Clinton, Presidential Bust, 2006
“Ne compri due al prezzo di uno”: uno slogan della prima campagna presidenziale di Bill Clinton, che annunciava il ruolo decisivo che avrebbe svolto sua moglie Hillary Rodham. Cosa che attirò la grossolana ironia dei suoi critici, che si domandarono chi fosse il vero presidente.
La Clinton, negli anni, è diventata uno dei politici più amati, o odiati, di un paese che ha ancora conti in sospeso col sessismo. Lo si è visto nel suo scontro con Obama: i media l’hanno massacrata, mostrando immagini delle sue rughe, prendendola in giro per la risata “gracidante”, analizzando ogni dettaglio dell’abbigliamento. Con l’ostinazione che le è propria, è andata fino in fondo, e ora, in qualità di Segretario di Stato, è una delle donne più potenti al mondo.
Ma che tipo di leadership femminile incarna la Clinton? Quando era first lady, una sua frase diede scandalo: “Suppongo che avrei potuto starmene a casa a cucinare biscotti e organizzare i tè con le amiche, ma ho deciso di fare carriera come avvocato, prima che mio marito entrasse in politica”. Apriti cielo! Fu sommersa da un coro d’indignazione.
Sicuramente, della sua immagine fa parte l’aggressività: il tono di voce freddo e controllato, lo sguardo penetrante, la retorica asciutta, diretta, razionale. Ben poche concessioni ai tradizionali stilemi della femminilità: non indossa mai gonne, sono famosi i suoi sobri tailleur pantalone, niente gioielli vistosi, al massimo la collana di perle d’ordinanza, capelli corti e pratici.
La sua è una figura quasi androgina, del tipo lady di ferro. Una leader desessualizzata; durante le primarie i suoi slogan ponevano l’accento sulle competenze, sull’esperienza, sulla dedizione, come a dire: lei è la più tosta, è la prima della classe, lei è la più dura dei duri in gara.
Paradossalmente, chi in quell’occasione mostrò più spiccati tratti femminili fu proprio Obama, con discorsi altamente visionari ed emotivi, con un atteggiamento rassicurante, la tenerezza che lo lega alle figlie esibita nelle convention.
Insomma, la figura di Hillary Clinton riassume le contraddizioni tipiche dell’emancipazione delle donne, tesa fra la valorizzazione di uno stile femminile di leadership o, al contrario, l’assunzione di un habitus di genere neutro, desessualizzato se non androgino.
cesare del frate


María Eva Duarte de Perón (1919-1952): il mito politico più amato dagli argentini, che la chiamano col vezzeggiativo Evita. Ex attrice, la moglie del Presidente Juan Perón seppe ben usare il suo talento scenico per catturare la simpatia e il favore del popolo. Ad esempio quando, prima della sua ascesa al potere, Perón venne fatto arrestare dai colonnelli che temevano il suo astro nascete. Fu Evita, insieme ai sindacati, ad organizzare la marcia di 300.000 lavoratori che ne chiese, ed ottenne, la liberazione. E fu sempre Evita, dal balcone della Casa Rosada (sede del governo Argentino), a rivolgersi alla folla che aveva guidato con un discorso appassionato e drammatico, che ne segnò l’ingresso nel pantheon della politica nazionale. In seguito affiancò il marito nella campagna elettorale del 1947, tenendo comizi in tutto il Paese e appellandosi ai descamisados, i lavoratori poveri, nel suo programma radio settimanale.




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