Chi ha paura di Beppe Grillo? Le follie del dopo elezioni

Bersani rimugina sulla sconfitta, mumble mumble, e gli si para davanti l’ectoplasma trasparente del PD e il fantasma minaccioso di Grillo.

brunetta vota

brunetta vota

di Cesare Del Frate

Due fantasmi si aggirano per l’Italia, l’ectoplasmaPD e il MoVimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo, subito trasformato nel parafulmini e paravento per nascondere gli insuccessi del centro-sinistra.

Ma parliamo del MoVimento 5 Stelle, nome da hotel ma programmi all’avanguardia, e di quello che The Guardian ha definito una “stunning debut” nella politica italiana (leggi qui), cioè la vera novità di queste elezioni, e degli sconquassi a sinistra; Bersani si affretta a dichiarare:

Non canto vittoria ma non parlo di sconfitta. Al nord e in Piemonte Grillo ci ha rovinati.

Se la matematica non è un’opinione, in Piemonte Bresso ha perso 192.409 voti rispetto alle elezioni del 2005, i 5 stelle ne han presi 90.086, la sconfitta sta nei cento e passa mila voti di differenza finiti nell’astensionismo o a destra dopo le rocambolanti esternazioni della Presidente sulla Tav, il nucleare, l’acqua e molto altro ancora. I conti non li sa fare neppure Cacciari, che sbraita:

E a chi dobbiamo dire grazie di questo capolavoro? A quelle teste di cazzo dei grillini, gli darei fuoco a quelli lì, sono degli sciagurati, si rendono conto di cosa hanno combinato?

Dopo il pacato invito al rogo per i grillini di Cacciari, Bersani riflette un pò, mumble mumble, e rimembra il conflitto di interessi, l’informazione imbavagliata e gli editoriali di Minzolini, uhm, il centro-sinistra si ricorda della dittatura mediale non quando è al governo e potrebbe fare qualcosa, ma solo il giorno dopo la debacle (almeno per un giorno se la ricorda):

Abbiamo un sistema dell’informazione che mette i contendenti in netto svantaggio.

Bene, Bersani ha preso l’abbrivio, sta meditando, e sforna un altro mezzo pensiero mezzo sensato:

Nel Nord dobbiamo essere presenti in forme più evidenti e organizzate per seguire la vita reale dei lavoratori.

Fantastico! Il lavoro e la vita reale delle persone, se ne è ricordato, peccato l’abbia fatto ad urne chiuse. Dura poco, e subito torna a ragionare secondo i canoni dalemiani, cioè serissimi e vanagloriosi arzigogoli sul nulla, il superbo nulla nullificante masochista che la vocazione maggioritaria se la scorda, incatenato com’è alla vocazione al suicidio:

In Campania abbiamo avuto un successo rilevante, considerando il punto da cui partivamo. Non credo che l’elettorato abbia interpretato male la candidatura di De Luca, si partiva da una situazione di svantaggio.

No, non è sbagliato candidare un pluri inquisito in Campania, un uomo che fa videomessaggi deliranti in cui con sommo sprezzo, e cadenzandone schifato i nomi, attacca Beppe Grillo (“un caprone”) e padre Zanotelli (“ma faccia gli esercizi spirituali, padre Zanotelli!”) perché hanno dato battaglia contro l’inceneritore di Acerra, che è una peste (gli inceneritori sono cancerogeni, come dimostrano tutti gli studi scientifici, ma per lui sono “idiozie”), e sicuramente non è la soluzione al problema dei rifiuti ma una bomba ad orologeria per la salute degli abitanti; ecco, tutto questo non c’entra nulla con la sconfitto, certo. De Luca minaccia una denuncia per procurato allarme contro padre Zanotelli, e nel video piagnucola e sputa veleno, se la prende pure con Saviano che “campa di parassitismo”, ed è così che quest’uomo spregevole, tracotante e pluri inquisito si è guadagnato la candidatura alle regionali, per il sollucchero di D’Alema.

Una cosa giusta, però, De Luca l’ha detta, il giorno dopo le elezioni:

Il PD ha preso quello che ha meritato, niente di più e niente di meno.

Commento ben più sensato di quelli di Bersani, che non si capisce se pensa di aver vinto oppure no, ma lo sanno tutti che si son beccati la mazzata, e forse qualcuno dovrebbe prendersi la briga di spiegarglielo, e anche di chiarire a questi sommi vertici del PD che finchè inseguiranno la destra sui suoi temi, presentandosi come lo scialbo ectoplasma di un moderatismo evanescente, nome in codice “riformismo”, mentre attraverso l’ectoplasma trasparente si intravedono i giochini inciucini sulla privatizzazione dell’acqua, sul nucleare, sull’informazione, sulla “sicurezza”, beh, fra il fantasma formaggino e lo spettro mangiabambini vero, quello che urla e ulula e scuote le catene (Bossi/La Russa/Berlusconi), uno sceglie lo spettro vero. Quando dice qualcosa di sinistra, quando prende posizione, quando critica le castronerie delle leggi incostituzionali ad castam, quando elabora un programma di governo non zerbinato agli interessi economici degli amici degli amici, quando fa tutto questo, il PD vince… ops, lapsus, Vendola vince.

Bersani a ciò non bada, e non perde tempo ad aprire sul tema riforme:

Ogni tavolo che affronta problemi vicini ai cittadini ci vedrà al tavolo. Altrimenti faremo una ferma opposizione. Se si vuole intraprendere un cammino di svolta per indicare soluzioni vere agli italiani noi ci siamo.

Quali sono le riforme proposte da Berlusconi che affrontano i “problemi vicini ai cittadini”? Il colpo di grazia alla giustizia, il ritorno al nucleare, l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, la privatizzazione dell’acqua, tutti temi che trovano il PD concorde.

Per non fare autocritica i vertici illuminati asserragliati nel Loft hanno trovato il capro espiatorio, Grillo brutto e cattivo. Chi glielo spiega che il Movimento 5 Stelle i voti li prende fra chi non andava più a votare perché disgustato dalla casta trasversale? Ormai il qualunquista è chi dà ai 5 stelle dei qualunquisti, e intanto loro vanno avanti: in democrazia ci si dovrebbe rallegrare del fatto che ci sia un movimento autenticamente democratico che parla di energie rinnovabili, di lotta al precariato, di legalità, di difesa della Costituzione, tutti temi abbandonati come orpelli ingombranti dal centro-sinistra sulla via del cenone di gala con il cardinale e gli affaristi nostrani.

I voti ce li si deve conquistare, non sono un diritto ereditario divino, e quando il PD si stupisce che alcuni suoi elettori o si astengono o votano 5 stelle, e fa la boccuccia sorpresa e indignata, vuol dire che ha smarrito il senso del patto elettorale, che non va mai dato per scontato ma rinnovato ogni volta grazie alla fiducia accordata al buon governo. Nella liturgia della casta, durante la messa elettorale il voto è un tributo, un obolo da lasciare nella cassetta delle offerte tutti in fila in processione, se non lo sganci il sacerdote-politico ti guarda male e con disapprovazione, e dall’altare lancia l’allarme dei voti “rubati”, non sia mai!, quei voti gli spettano, sono suoi, tu elettore devi sottometterti alla liturgia e startene zitto, se no sei un idiota incosciente che segue il primo demagogo “caprone” di turno, eretico idolatra che adori il dio sbagliato! E Grillo li deride:

Per colpa della Bresso il MoVimento 5 Stelle ha fallito l’obiettivo della presidenza della Regione Piemonte. Sommati ai nostri, i voti regalati a Mercedes avrebbero incoronato Davide Bono presidente. Ma noi non ci lamentiamo…

Berlusconi ha trasformato le elezioni in un’ordalia (leggi qui), il PD in una celebrazione di mesta devozione, il senso critico perso fra gli incensi e gli osanna. Il lessico democratico è ormai ridotto a un balbettio non solo per l’evidente disprezzo delle regole e della Costituzione che la maggioranza dimostra a ogni passo, ma anche per via di un centro-sinistra che invoca il primato della politica (da antologia il D’Alema che dichiara “Berlusconi deve potersi difendere DAI processi”, non nei processi come tutti i comuni mortali): il primato della politica, tradotto in altri termini, significa calpestare il primato della cittadinanza.

E, guarda caso, il Movimento 5 Stelle è fatto proprio da cittadini che rivendicano di essere cittadini e basta, non professionisti della politica, e intende portare la cittadinanza al centro della politica, invece che sotto il tappeto mentre sopra, sulla tavola adornata a festa, si imbandisce il banchetto della spartizione partitocratica dei beni comuni, del territorio, di tutto (leggi qui). Nel Movimento 5 stelle, come recita lo slogan, “ognuno conta uno”; al suo interno non ci sono gerarchie o capi, tutto viene discusso fra pari, la rete come tecnologia di comunicazione e conoscenza, e anche come metafora d’azione: i candidati sostenevano di non essere altro che “snodi” della rete di cittadini di cui vive il movimento stesso. L’orizzontalità della rete, in contrapposizione alla piramide dei partiti, è la miglior immagine per descrivere l’emergenza democratica della società italiana. Per questo, il PD e le forze di sinistra bene farebbero a prendere il successo del Movimento 5 Stelle come uno stimolo per ripensare le pratiche democratiche di partecipazione, invece di usarlo come paravento per nascondere i propri insuccessi. Forse, il futuro del centro-sinistra non può che risultare, come da tempo sostiene De Magistris, da un’alleanza allargata fra un PD riformato, il Movimento 5 Stelle, l’IDV, i radicali e le formazioni di sinistra.

Fioritura umana: l’uguaglianza dei diversamente abili

Le teorie della democrazia non prendono in considerazione i disabili: come costruire un modello inclusivo che promuova la giustizia?

martha nussbaum

martha nussbaum

di Francesca Rigotti

Le persone con disabilità fisiche e mentali sono cittadini eguali agli altri, godono degli stessi diritti?

Le teorie della giustizia elaborate dal pensiero filosofico-politico sono sensibili alle posizioni delle persone con handicap? Secondo Martha C. Nussbaum, teorica della giustizia sociale e filosofa di spicco, la risposta a queste domande è no.

Benché la maggior parte delle teorie della giustizia della tradizione occidentale suppongano di basarsi sull’eguaglianza di tutte le persone, esse non danno il giusto rilievo alle rivendicazioni delle persone con handicap, che nelle società attuali non sono incluse come cittadini sulla base di parametri d’eguaglianza con altri cittadini: è ciò che la Nussbaum sostiene in un recente volume dedicato a tre problemi di giustizia sociale ancora irrisolti: Le nuove frontiere della giustizia. Disabilità, nazionalità, appartenenza.

I tre problemi irrisolti riguardano:

1) le questioni della giustizia nei confronti delle persone con handicap;

2) il problema dell’estensione della giustizia a tutti i cittadini del mondo;

3) il nostro modo di trattare gli animali non umani.

In questa sede ci concentreremo solo sul primo di questi punti, anche se l’osservazione di base della Nussbaum si applica a tutti e tre i problemi. Essa consiste infatti in una critica alla concezione generale del contratto sociale come si staglia nella tradizione classica occidentale a partire da Thomas Hobbes. Read the rest of this entry »

Il mito e il sarcasmo

Roland Barthes va dal parrucchiere e ci trova il rotocalco con la propaganda imperiale, si indigna, e scrive Miti d’Oggi, opera geniale sul funzionamento dell’ideologia nella società dello spettacolo.

Roland Barthes

Roland Barthes

di Cesare Del Frate

Strip-tease, incontri di catch, giocattoli, il viso di Greta Garbo: sono solo alcuni dei miti che Barthes passa in rassegna, analizza e dissacra in Miti d’oggi, un tuffo senza garanzie nella cultura borghese e capitalistica, cioè la grande fabbrica ideologica travestita da migliore dei mondi possibili. Il viaggio nasce dal disagio provato da Barthes nei confronti dello spettacolo incessante dell’ideologia, dichiara insomma immediatamente il proprio intento politico:

Il punto di partenza di questa riflessione era il più delle volte un senso di insofferenza davanti alla “naturalità” di cui incessantemente la stampa, l’arte, il senso comune, rivestono una realtà che per essere quella in cui viviamo non è meno perfettamente storica: in una parola soffrivo nel vedere confuse a ogni occasione, nel racconto della nostra attualità, Natura e Storia, e volevo ritrovare nell’esposizione decorativa dell’“ovvio” l’abuso ideologico che, a mio avviso, vi si nasconde.

La storia, cioè una serie di scelte contingenti e sempre modificabili, viene figurata come natura, e quindi come destino ineluttabile da accettare passivamente: qui sta il trucco ideologico del mito. E da qui parte il lavoro del mitologo, opera certosina di decostruzione delle immagini e dei significati che compongono l’“ovvio”. Read the rest of this entry »

Il dono: farmaco o veleno?

la barca del kula

la barca del kula

di Francesca Nicola

Che cos’è un dono? Secondo il dizionario, “quanto viene dato per pura liberalità, per concessione disinteressata o per abnegazione”. Nell’immaginario comune, infatti, il dono evoca la sfera dell’intimità, una nicchia protetta dall’interesse in cui dovrebbero dominare solo la generosità e i sentimenti più sinceri. Eppure l’esperienza di presentarsi a un compleanno senza un regalo, o di scoprire d’averne ricevuto uno più prezioso di quello che si è fatto, ci dicono che il dono è qualcosa di più.

Chi ha capito che l’importante non è il pensiero, come si dice, è Marcel Mauss. Leggendo il suo Saggio sul dono, del 1924, si ha l’impressione che parli di tutto tranne che di ciò che il titolo promette. Il dono, infatti, è analizzato come un fatto sociale totale, cioè un fenomeno al tempo stesso espressione e sintesi della vita sociale in tutti i suoi aspetti: religiosa, economica e morale.

Attraverso l’analisi di molti casi etnografici e in particolare del potlach, studiato da Franz Boas, e del kula, esaminato da Bronislaw Malinowski (due grandi maestri dell’etnografia novecentesca), Mauss sostiene che il donare è uno dei modi più comuni per costruire relazioni umane. Certo, tra dono e scambio c’è una relazione funzionale, perché nulla si dona in maniera unilaterale, ma l’atto del donare aziona un movimento di reciproche prestazioni, uno scambio continuo, che ha ragioni sociali e genera conseguenze sociali. Ogni dono, infatti, prevede un controdono, in un circolo potenzialmente infinito: questo è il fondamento del legame. Read the rest of this entry »