cesare del frate
Questo utente non ha condiviso alcuna informazione biografica
Homepage: http://www.filopop.com
Post di cesare del frate
I bottoni di Lou Andreas Salomé
7 mar
di Cesare Del Frate
Il più antico ricordo di Lou Andreas Salomé, l’eccentrica intellettuale che si legò a personaggi come Freud, Nietzsche e Jung, è l’immagine della cassetta dei bottoni: una memoria in cui si confondono i confini fra biografia, immaginazione, affetto:
Il mio primissimo ricordo riguarda dei bottoni. Stavo seduta su un tappeto di fiori, davanti a me una cassetta marrone aperta, dove, quando ero stata molto buona o la mia vecchia governante non aveva tempo per me, potevo rovistare tra bottoni di vetro, d’osso, variopinti, dalle forme fantastiche. La cassetta dei bottoni si chiamava la cassetta delle meraviglie, dapprima in senso ingenuo, più tardi ironicamente; e all’inizio rappresentò davvero per me il miracoloso, poi – forse perché mi insegnarono le parole relative – ammirai nei bottoni altrettanti zaffiri, rubini, smeraldi, diamanti e altre pietre preziose, per cui la parola russa per “gioielli”, “jemtschung”, conserva per me ancora oggi un suono ricco di memorie. I gioielli-bottoni restarono per lungo tempo la quintessenza di ciò che, considerato prezioso, non viene dato via ma raccolto (e in effetti i bottoni di moda allora, piuttosto costosi, venivano conservati dopo che il vestito si era consumato).
I bottoni si trasfigurano in pietre preziose, zaffiri e diamanti: ciò che qui conta non è tanto il valore materiale, ma il loro farsi simbolo di ciò che c’è di più prezioso, la relazione stessa. Cioè l’affetto e la cura dell’altro per me (e viceversa), in quel periodo della vita, quando siamo bambini, in cui così tanto siamo dipendenti e bisognosi. Si tratta di ciò che “non viene dato via ma raccolto”, preservato e custodito in quella cassetta che è l’inconscio “ricco di memorie”. Quei bottoni che raccontano la relazione sono frammenti, metonimie, della madre e della balia:
I bottoni significavano parti inalienabili, in un certo senso frammenti di mia madre stessa (del suo vestito, cioè, con i cui bottoni potevo giocherellare standole in grembo), o forse della balia (a me affezionata) al cui petto, dietro l’abito aperto, conobbi nella pratica il primo rubino.
Seduta in grembo alla madre, lì raccolta e protetta, Lou Andreas gioca coi bottoni, infila le dita fra le asole e i fili, accarezza le rotondità e la freddezza dei materiali, osserva il luccicare degli smalti. Il bottone, oggetto interstiziale che ricollega parti distinte, si insinua nell’asola, a sua volta collegato e trattenuto dai fili che lo intrecciano al tessuto: quale miglior metafora del rapporto stesso? Dell’altro che ci viene incontro, e a cui andiamo incontro come il bottone che si adatta all’asola?
Approfondire:
Lou Andreas Salomé, Il tipo femmina, in Riflessioni sull’amore, Editori Riuniti, Roma, 1985.
Neoliberismo goliardo: Keynes VS Friedman
4 mar
Gli economisti sapientoni assomigliano sempre più a tifosi da stadio che inneggiano al mercato, e i manager rampanti a bambini capricciosi che vogliono tutto e subito: quando cominceremo ad affidare l’economia ad adulti maturi e responsabili?
di Cesare Del Frate
Lavare i piatti: l’etica del dono
1 mar
Come sopravvivere al menage familiare: la coppia-totem, la moglie che cucina il cane del consorte, il debito reciproco come forma matura d’amore.
di Cesare Del Frate
Filosofia di Slow Food: intervista a Nicola Perullo
26 feb
La “sensorialità sostenibile”: il gusto è un piacere che conosce e un conoscere che gode, mentre invoca la necessità della riscoperta dell’etica e dell’estetica della gastronomia.
di Nicola Perullo
intervista di Cesare Del Frate




