Scontro tra titani: il film che insegna come sopravvivere alla sindrome del figlio di papà (Zeus)

di Cesare Del Frate

locandina di Scontro tra Titani : Perseo brandisce la testa mozzata della femminista invidiosa

C’ho provato e riprovato a trovare la morale del film, e alla fine ci sono riuscito: Scontro tra titani narra dell’epica sfida di sopravvivere alla sindrome del figlio di papà, cioè sono una nullità ma non voglio ammetterlo, cerco di dimostrare a me e agli altri che posso farcela da solo senza aiutini, ma è tutto solo una finta, uno sfogo puberale prima di abbracciare la piena maturità papponcinca in cui mi riconcilio col papi ricco e potente, tanto buono e saggio, e lui mi porta pure a fare il primo giro in un bordello: wow, questa è vita!

Il blockbuster di questo narra, di Perseo (Sam Worthington) figlio di Zeus (Liam Neeson) che rinnega l’eredità paterna, almeno all’inizio, perché in ultimo rivendica con orgoglio il suo status di teppista vipparolo trucido e strapotente. Comincia così, una carrellata nella galassia con la Via lattea fatta di glitter rosa e blu, le costellazioni che assumono le forme degli dei, e in questo modo ci viene mostrato l’inizio dell’uomo, creato da Zeus affinché amasse gli dei, e con l’amore nutrisse la loro immortalità, ma poi, accidenti, tutto si guasta: gli uomini si accorgono che i signori dell’Olimpo non sono altro che una cricca di narcisi viziati perdigiorno autoreclusi in una esclusivissima loggia massonica celeste, e di chi vive nel mondo, delle sofferenze del mondo, non gliene importa un fico secco, tanto sono indaffarati a giocare a burraco e a levare i calici d’ambrosia corretta col gin; e allora i mortali si ribellano, sono stufi di adorare gli dei senza avere nulla in cambio, bruciano i templi e abbattono le statue, caos! anarchia! tradimento! LAICISMO!

Immagine anteprima YouTube

E qui entra in scena Perseo, predestinato a salvari tutti quanto dalla collera degli dei, perché sì, i perdigiorno olimpici maniaci del burraco appena anche solo una greca beghina bacialtari smette di biascicare le preghiere e di sgozzare gli agnelli fra i fumi d’incenso, ecco, appena la beghina invece di andare al tempio va dal parrucchiere, loro subito adiratissimi scatenano terremoti e cataclismi, guerra totale ai voltagabbana ingrati cenciosi e comunisti! Ma per fortuna c’è il nostro eroe, che in gioventù venne adottato da una famiglia di pescatori, tanto per alimentare il mito americano dell’uomo fatto da sé – e di USA nel film ce n’è in abbondanza, basti pensare a Zeus che quando si trasforma in aquila, suo animale sacro, si tramuta non nella specia europea ma in quella della bandiera a stelle e strisce, e sfreccia nei cieli gagliardo con la sua testolina bianca come uno stealth sull’Iraq: shock and awe!

i mostri di Scontro tra Titani

Bene, torniamo a Perseo e alla sua infanzia preda di una famiglia di pescatori disgraziati che ogni volta che c’è una tempesta e il mare ribolle e i cieli sono squarciati dai fulimini, cosa fanno?, si mettono in mare con la bagnarola rabberciata, la madre che dorme insieme alla sorella sottocoperta mentre il fratellone le guarda trasognato e adorante in mezzo al maremato. Ma ecco che arriva il perfido Ade, un satanasso tisico e allampanato, e fa strage della famigliola; ogni film d’azione che si rispetti, se made in Hollywood, prevede la morte violenta e improvvisa di tutti i parenti del protagonista fino al settimo grado, meglio ancora se assassinati crudelmente e senza ragione da uno psicotico vanesio e sfigurato, una versione sanguinolenta e sbrigativa dell’Edipo, così in seguito l’eroe potrà avere come motivazione delle proprie gesta l’unica che viene in mente a questi sceneggiatori rincitrulliti: la vendetta! Sì, la vendetta come unico scopo di ogni eroismo, che senso del tragico, che dramma, che emozione! Read the rest of this entry »

Mine vaganti: Scamarcio meets l’Ozpetek aspirante Almodovar, cioè “sono gay ma non posso”

L’ossessione per il coming out, gli omosessuali-pupazzi a cui schiacciare il pancino per ascoltare la battutina divertene, i capelli da medusa spiaggiata di Scamarcio rapati dal regista-Dalila che scimmiotta Almodovar, la sagra degli sterotipi e delle banalità.


Scamarcio in versione gay

Scamarcio in versione gay

di Cesare Del Frate

Fra rimorsi, timidezze e ambizioni morte sul nascere, i gay di Özpetek sono una ciurma di discotecari vanesi in cerca di approvazione, interpretati da attori etero-burini che rappresentano il sogno erotico incoffessato del regista stesso, il tutto condito con battutine e ammiccamenti in stile Il vizietto, cioè gli stereotipi concentrati e liofilizzati di mossette e gridolini e manine svolazzanti, per intrattenere il pubblico col solito spettacolo del pupazzo omosessuale da mettere in vetrina e a cui schiacciare il pancino per ascoltare la battuta simpatica, e tutti a ridere compiaciuti di quanto siamo tolleranti e aperti di mente – W la mascotte gay da soprammobile! Read the rest of this entry »

Fra sublime e terrore: filosofia dell’horror

Il sublime di Burke per capire Cthulhu, il sentimento cosmico di Lovercraft, l’abbandonarsi alla precarietà ontologica.


di Cesare Del Frate

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Avatar, il filmone ecoterrorista che frulla insieme Kant e Rousseau

L’Albero della Vita è un salice piangente medusoide col cascame ondeggiante di led luccicosi, e l’ecologismo è una pratica new age molto trendy che promuove l’autostima citando involontariamente Rousseau e Kant, “io amo il verde! E lo urlo gagliardo!”: l’ho scoperto vedendo Avatar e i suoi indigeni-peluche Hello Kitty.

Daniel Lee, Manimals

Daniel Lee, Manimals

di Cesare Del Frate

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