cinema

Fra sublime e terrore: filosofia dell’horror

Il sublime di Burke per capire Cthulhu, il sentimento cosmico di Lovercraft, l’abbandonarsi alla precarietà ontologica.


di Cesare Del Frate

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Avatar, il filmone ecoterrorista che frulla insieme Kant e Rousseau

L’Albero della Vita è un salice piangente medusoide col cascame ondeggiante di led luccicosi, e l’ecologismo è una pratica new age molto trendy che promuove l’autostima citando involontariamente Rousseau e Kant, “io amo il verde! E lo urlo gagliardo!”: l’ho scoperto vedendo Avatar e i suoi indigeni-peluche Hello Kitty.

Daniel Lee, Manimals

Daniel Lee, Manimals

di Cesare Del Frate

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La terra, il mare: “Cous Cous” di Abdel Kechiche

Nel film Le grain e le mulet (2007), di Abdel Kechiche, il titolo originale richiama gli ingredienti del cous cous tipico dell’area mediterranea del Maghreb; infatti, in questa pietanza si riproduce un fenomeno antropologico comune alle diverse culture del Mediterraneo che consiste nell’identificazione consapevole, da parte di un popolo, in un prodotto o un piatto tipico di un luogo. La cucina viene dunque intesa come fatto sociale totale in rapporto soprattutto all’immagine di un territorio e delle genti che lo popolano: il cous cous finisce così per incarnare l’universo simbolico che contorna e accompagna il preciso habitat culturale da cui deriva. Ma, nell’opera del regista franco-tunisino, come già suggerisce la doppiezza delle sue origini, la suddetta pietanza si gusta in una terra straniera per coloro che lo preparano e ne mangiano: sarà questa sorta di cortocircuito tra il luogo e il cibo che determinerà infine il sapore del film.

Fatti e personaggi ruotano tutti intorno alla figura del vecchio Slimane, tunisino, da trentacinque anni immigrato nel sud della Francia; insieme agli altri personaggi vive la sua condizione di straniero stretto tra ipocrisie e solidarietà. Il film parte da qui per narrare il complesso percorso di auto rappresentazione di tipo alimentare operato dal protagonista, in un luogo che si rivela estraneo, se non addirittura ostile, al suo desiderio di riconoscimento.

Quando perde improvvisamente il suo lavoro di manovale, nonostante tutti lo spingano, più o meno velatamente, a tornare nel paese d’origine, Slimane decide di riscattarsi realizzando il sogno di una vita: aprire un ristorante di cucina araba su un battello. Ci riuscirà soprattutto grazie a Rym, la figlia della sua nuova compagna; appoggiato all’inizio solo da lei, col procedere degli eventi, una folla sempre più numerosa di familiari e amici parteciperà alla riuscita del progetto, coinvolta dalla caparbietà dei due. Continua >

Il calcio dei filosofi, by Monty Phyton

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