Morti di spettacolo: Guy Debord

Guy Debord, La società dello spettacolo

Guy Debord, La società dello spettacolo

di Cesare Del Frate

La nostra società è satura di immagini: è quanto sostengono gli studiosi di comunicazione riguardo la proliferazione di cartelloni pubblicitari, televisori da bar e video nei negozi, musica ambientale e accessori portatili come l’iPhone e l’iPod. La metafora è eloquente: come un bicchier d’acqua così strapieno di zucchero da non poterne sciogliere in sé altro, saturo appunto, così il nostro quotidiano è infarcito di immagini e suoni che non ci lasciano mai soli.

Un altro modo per descrivere quella “società dello spettacolo” che Guy Debord, già nel 1967, denunciava come apoteosi del capitalismo contemporaneo, cioè la mercificazione scintillante dell’esistenza sublimata in spot: Read the rest of this entry »

Il mito e il sarcasmo

Roland Barthes va dal parrucchiere e ci trova il rotocalco con la propaganda imperiale, si indigna, e scrive Miti d’Oggi, opera geniale sul funzionamento dell’ideologia nella società dello spettacolo.

Roland Barthes

Roland Barthes

di Cesare Del Frate

Strip-tease, incontri di catch, giocattoli, il viso di Greta Garbo: sono solo alcuni dei miti che Barthes passa in rassegna, analizza e dissacra in Miti d’oggi, un tuffo senza garanzie nella cultura borghese e capitalistica, cioè la grande fabbrica ideologica travestita da migliore dei mondi possibili. Il viaggio nasce dal disagio provato da Barthes nei confronti dello spettacolo incessante dell’ideologia, dichiara insomma immediatamente il proprio intento politico:

Il punto di partenza di questa riflessione era il più delle volte un senso di insofferenza davanti alla “naturalità” di cui incessantemente la stampa, l’arte, il senso comune, rivestono una realtà che per essere quella in cui viviamo non è meno perfettamente storica: in una parola soffrivo nel vedere confuse a ogni occasione, nel racconto della nostra attualità, Natura e Storia, e volevo ritrovare nell’esposizione decorativa dell’“ovvio” l’abuso ideologico che, a mio avviso, vi si nasconde.

La storia, cioè una serie di scelte contingenti e sempre modificabili, viene figurata come natura, e quindi come destino ineluttabile da accettare passivamente: qui sta il trucco ideologico del mito. E da qui parte il lavoro del mitologo, opera certosina di decostruzione delle immagini e dei significati che compongono l’“ovvio”. Read the rest of this entry »

Filosofia dello scandalo

Nell’informazione-conformazione attuale il nostro nuovo problema non dev’essere più solo “cosa è male”, “perché è male”, ma anche e soprattutto, per potersi meglio porre queste domande: “quanto e quale male mi attrae e di quanta cieca potenza sono fatte le mie eccitazioni, dato che quest’evento mi interessa più di un altro e dopo questo ne vorrò un altro ancora?”.

di Simonfrancesco Di Rupo

wooden voyeur

wooden voyeur

Sugli effetti dei media sulla vita dell’uomo, da Marshall McLuhan a Jean Baudrillard, si è scritto molto e pensato ancor più, ma la mole critica verso questo nostro nuovo grande habitat umano non ha mai avuto lo stesso successo del suo oggetto di critica. Le Tv sono accese e i libri sono chiusi per la maggiore parte di uomini che, una volta suonata la sirena della fabbrica o girata la chiave dell’ufficio, (ri)entrano puntualmente nella società in pantofole e si producono nel “monologo collettivo” di cui parla Günther Anders, dove anche i desideri vengono prodotti al pari di ciò che può soddisfarli.

È per questo che chi ne scrive ancora deve avere la modestia e la lucidità di sapersi come l’“eterno secondo”. Ciò non toglie che, se il filosofo non può prevenire, ha pur sempre l’obbligo di fare prognosi, nella speranza che dall’obitorio della civiltà le nuove generazioni traggano qualche coordinata, così che non conti più essere secondo o primo, ma in continua staffetta.

L’occasione che questo articolo vuole cogliere, dopo tale premessa, riguarda la possibilità di riflettere su un problema sul quale chi scrive ha diversi dubbi: nell’epoca della sovraesposizione degli scandali per via televisiva, quanto di questi coglie, e come, lo spettatore odierno? Read the rest of this entry »

Fra sublime e terrore: filosofia dell’horror

Il sublime di Burke per capire Cthulhu, il sentimento cosmico di Lovercraft, l’abbandonarsi alla precarietà ontologica.


di Cesare Del Frate

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