L’Inquisizione è giusta ed equa, mica come quei mefistofelici tribunali democratici! Parola di Franco Cardini

di Cesare Del Frate

La vergine di norimberga

La scoperta che gli inquisitori erano giudici miti ed equilibrati, e soprattutto la rivelazione shock circa la congiura globale dei massoni-ebrei-omosessuali contro la Santa Romana Chiesa mi ha sconvolto: è un gioco di intrighi e colpi di scena peggio di un romanzo di Dan Brown, è un turbine di verità nascoste e accorati appelli a stringere le fila che appena li leggi te lo vedi, lì davanti a te, S. Michele che infilza i perfidi congiurati che vogliono male al Papa e a Gesù, evviva! Tutto questo e molto altro ancora è contenuto nel blog Pontifex.roma, sì, eccolo finalmente un vero blog “libero“, come si autodefinisce, e chi pensava che il Vaticano non sapesse comunicare su internet dovrà ricredersi: la mission di Pontifex, il fine dei suoi contenuti virali che come una nube di incenso si diffondono nel web (è un attimo, e sullo streaming di facebook ti ritrovi il link ad un post su Le profanazione eucaristiche e le messe nere), è infatti:

diffondere il maggior numero di informazioni Cattoliche. Il web è invaso da siti poco ortodossi ed offensivi, diciamo la nostra. Invia a Pontifex.Roma il tuo articolo di matrice cattolica.

Franco Cardini

Quest’umile blog, Filopop, rientra sicuramente nel novero di quelli “poco ortodossi” se non “offensivi”, e i suoi articoli  non sono di “matrice cattolica”, e per rimediare eccomi qui a darvi notizia di Pontifex, mi sono convertito, e passo subito a raccontarvi l‘intervista più fondamentalista, le super e profondissime riflessioni dell’illustre storico Franco Cardini (c’ha pure un sito che se lo apri parte musica lugubre-epica, e ci sono le foto di lui in posa da crociato pensieroso, lo sguardo perso e minaccioso, più che uno storico sembra Van Helsing pronto a ficcare un paletto nel cuore del male) che inizia così:

l’Inquisizione era necessaria.

Il tema potrebbe suonare non attualissimo, e invece Cardini, da par suo, lo ricollega alla contemporaneità, tracciando un paragone illuminante fra l’inquisizione e i moderni tribunali democratici. Ma andiamo con ordine, per prima cosa riabilitare torture e roghi e scomuniche, e Cardini ci si mette, naturalmente le sue non sono semplici esternazioni di un fanatico qualunque, sono verità frutto di una ricerca storiografica accuratissima e serissima, sono SCIENZA, che cribbio!, su Pontifex mica si mena il can per l’aia! Read the rest of this entry »

Vuoi conoscere te stesso? Guardati allo specchio!

di Francesca Rigotti

Lo specchio è un artefatto. Non è generato da un suo simile ma è prodotto da materia preesistente, metallo e vetro, manipolata per adempiere al compito degli specchi, che poi è anche la loro definizione, ovvero rispecchiare, riflettere. Oltre allo specchio artefatto, prodotto dall’azione e dall’intenzione di qualcuno, c’è però anche lo specchio naturale, la superficie liquida, prima di tutto l’acqua, che può riflettere le immagini con grandissima precisione.

Khristian Mendoza, Transparency, 2009.

Ben lo sapeva il giovinetto Narciso, il cui mito, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi,  ci viene subito alla mente se pensiamo all’azione di specchiarsi nell’acqua e alle sue, per Narciso, terribili conseguenze. Tutti conoscono la storia di Narciso. Forse non tutti sanno però che il suo destino equoreo era in qualche modo predestinato dalla natura dei suoi genitori, un fiume (il Cefíso) e una ninfa acquatica, la cerulea Liríope (dagli occhi sfacciati, da lirós, sfacciato, e ops, opós, occhio). Occhi sfacciati che la madre trasmise in eredità al figlio, il quale li usò in maniera sfacciata, per innamorarsi cioè della sua immagine riflessa nell’acqua di una fonte. Eppure l’indovino, il cieco Tiresia, interrogato dalla madre se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga vecchiaia, l’aveva avvertita. Ci arriverà, aveva risposto, «se non conoscerà se stesso» (si se non noverit, v. 348).

L’episodio di Narciso ben mostra la densità di senso e di pensiero della cosa-specchio. Così densa e pregnante da aver consegnato al linguaggio della filosofia alcune delle sue parole più significative: speculare/speculazione, riflettere/riflessione, ovvero il tornare a se stesso del pensiero dopo che si è posato su cose e su concetti e idee di cose. Read the rest of this entry »

L’amore spiazza: la giornata mondiale contro l’omofobia

di Cesare Del Frate

L’omofobia è fatta di silenzi e di parole. I silenzi dell’indifferenza, e soprattutto della norma tacita per cui gli omosessuali non devono comparire nello spazio pubblico: persone invisibili, presenze spettrali ai margini di ciò che è considerato pienamente umano. Nel tic della discriminazione postmoderna, quando cioè non è socialmente accettabile esprimere direttamente il pregiudizio, si compie una doppia negazione:

Non ho nulla contro gli omosessuali, però penso che…

Sylvia Rivera, attivista trans e "madrina" del movimento lgbt.

Al “penso che” si può a piacere far seguire “certe cose è meglio farle in privato”, “il Gay Pride è un’ostentazione”, “prima viene la famiglia”. In quel però è condensata la contraddizione di un discorso che si presenta come tollerante, ma chiede in cambio, come in un ricatto, il silenzio. Gli omosessuali possono essere tollerati finché rimangono muti, non rivendicano i propri diritti, accettanno di diventare invisibili. Al punto che la semplice visibilità, cioè l’esistere senza nascondersi, viene equiparata ad un’ostentazione, a qualcosa di indecente. Se è normale che una coppia etero si baci per strada, ciò diventa fonte di sdegno se a farlo è una coppia omo. L’omofobia vive di tali silenzi, di tali invisibilità.

E vive di parole, le parole di un discorso stigmatizzante volto a ridurre gli omosessuali in uno stato di subordinazione. Da cui nasce la vulnerabilità sul lavoro, nelle scuole, per le strade. Discorsi spesso avallatti e diffusi dalle istituzioni: quando il Parlamento italiano ha bocciato la legge di contrasto all’omofobia, l’ha fatto con la seguente motivazione:

l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc.

Equiparare l’omosessualità, o la transessualità, alla necrofilia, all’incesto e alla pedofilia è un’operazione retorica che segue la logica del contagio, ossessionata dall’integralismo della norma e della purezza. (vedi: Il cilicio, il moralismo feroce e l’omofobia). Per mantenere i privilegi della “norma”, è necessario vigilarne con durezza la fortezza assediata. Queste paranoie identitarie precludono lo spazio della convivenza nella differenza, e ottundono il discernimento del valore dell’uguaglianza. Read the rest of this entry »

Scajola scandalo: dal G8 a Biagi alla casa di non aprite quella porta, le fantasmagoriche disavventure del politico più inconsapevole d’Italia

di Cesare Del Frate

Chi è Scajola (e chi è il suo agente immobiliare)? A simile domanda su chi fosse Marco Biagi, vittima del terrorismo, Scajola rispose:

era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.

Claudio Scajola ecologista (pre nucleare)

Un rompicoglioni, Scajola, lo è di certo, ma partiamo allora dall’inizio, dal feudo da cui ha preso il balzo la sua terrificante avventura politica, è il comune d’Imperia: in una nota a pie’ di pagina della donazione di Costantino Imperia viene riconosciuta possesso degli Scajola, sindaci per cognome – oltre al nostro caro Claudio, pure il padre e il fratello si succedono nella prestigiosa carica. Il salto vero e proprio avviene però con la nomina di coordinatore organizzativo di Forza Italia, Berlusconi lo incarica di redigere lo statuto, cosa facile, lo statuto prevede un unico articolo:

fa’ il bravo, ubbidisci a Papi.

Nel 2001 viene premiato col Ministero degli Interni, ma gli va male: per fare un dispetto al governo B. bis il movimento per un’altra globalizzazione manifesta a Genova, e lui risponde digrignando i denti:

Durante il G8, la notte del morto, fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa,

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