L’amore spiazza: la giornata mondiale contro l’omofobia
di Cesare Del Frate
L’omofobia è fatta di silenzi e di parole. I silenzi dell’indifferenza, e soprattutto della norma tacita per cui gli omosessuali non devono comparire nello spazio pubblico: persone invisibili, presenze spettrali ai margini di ciò che è considerato pienamente umano. Nel tic della discriminazione postmoderna, quando cioè non è socialmente accettabile esprimere direttamente il pregiudizio, si compie una doppia negazione:
Non ho nulla contro gli omosessuali, però penso che…
Al “penso che” si può a piacere far seguire “certe cose è meglio farle in privato”, “il Gay Pride è un’ostentazione”, “prima viene la famiglia”. In quel però è condensata la contraddizione di un discorso che si presenta come tollerante, ma chiede in cambio, come in un ricatto, il silenzio. Gli omosessuali possono essere tollerati finché rimangono muti, non rivendicano i propri diritti, accettanno di diventare invisibili. Al punto che la semplice visibilità, cioè l’esistere senza nascondersi, viene equiparata ad un’ostentazione, a qualcosa di indecente. Se è normale che una coppia etero si baci per strada, ciò diventa fonte di sdegno se a farlo è una coppia omo. L’omofobia vive di tali silenzi, di tali invisibilità.
E vive di parole, le parole di un discorso stigmatizzante volto a ridurre gli omosessuali in uno stato di subordinazione. Da cui nasce la vulnerabilità sul lavoro, nelle scuole, per le strade. Discorsi spesso avallatti e diffusi dalle istituzioni: quando il Parlamento italiano ha bocciato la legge di contrasto all’omofobia, l’ha fatto con la seguente motivazione:
l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc.
Equiparare l’omosessualità, o la transessualità, alla necrofilia, all’incesto e alla pedofilia è un’operazione retorica che segue la logica del contagio, ossessionata dall’integralismo della norma e della purezza. (vedi: Il cilicio, il moralismo feroce e l’omofobia). Per mantenere i privilegi della “norma”, è necessario vigilarne con durezza la fortezza assediata. Queste paranoie identitarie precludono lo spazio della convivenza nella differenza, e ottundono il discernimento del valore dell’uguaglianza. Read the rest of this entry »







Facebook
Twitter
FriendFeed