Il Cavaliere di Arcore e il Duca d’Urbino

Lo studiolo del Duca di Montefeltro
Per comprendere le strategie di segni su cui si fonda il potere di Berlusconi, la sua natura profondamente illusoria, eppure così efficace, occorre visitare lo studiolo del Duca di Urbino, posto all’interno del palazzo di Federico da Montefeltro del XV secolo, uno dei più begli edifici del mondo, che domina col suo profilo elegante la città marchigiana. Si tratta di uno spazio chiuso, un microcosmo, separato dal resto del palazzo, senza finestre o aperture verso l’esterno. Sulle pareti sono intarsiati, in forma di allegoria, paesaggi, oggetti, strumenti, simboli. Scrive Baudrillard: qui “lo spazio è perpetuato per simulazione”; sulle pareti sono raffigurate cose e luoghi cari al Duca, cose che gli appartengono, tutte rese attraverso l’effetto del trompe-l’oeil. Questo “spazio privatissimo è appannaggio del Principe”, lì si rivela il vero valore del palazzo esterno, quello visibile da tutti, e da tutti ritenuto erroneamente il simbolo stesso del potere politico: “lo spazio politico forse non è altro che un effetto di prospettiva”. E’ questo un segreto estremamente pericolo – la natura illusoria del potere –, un’ipotesi così radicale che “il principe deve serbarla per sé, in cuor suo, nel segreto più rigoroso: si tratta infatti del segreto del suo potere”.
Molti secoli prima della nascita della televisione – lo strumento insieme più reale ma anche più illusorio del potere di Silvio Berlusconi –, la natura illusoria del potere è resa manifesta nel luogo nascosto del palazzo del più colto dei principi italiani. In qualche modo, dopo Machiavelli i politici hanno sempre saputo che “all’origine del potere c’è il dominio su uno spazio simulato, il politico non consiste in una funzione o uno spazio reali, ma in un modello di simulazione, le cui azioni manifeste ne sono l’effetto realizzato”.
La televisione ha portato alle estreme conseguenze la produzione dello “spazio simulato” entro cui noi oggi viviamo e di cui il Cavaliere di Arcore è il “nuovo Principe”.
Tratto da Marco Belpoliti, Il corpo del capo, Guanda, Parma, 2009
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