Interrogare il potere

Il pensiero non è ciò che abita una certa condotta conferendole significato; piuttosto, è ciò che permette di fare un passo indietro rispetto a un modo di agire o reagire. Il pensiero è libertà nei confronti delle proprie azioni, il movimento tramite cui ce ne si distacca e vi si riflette trattandole come problemi.

Michel Foucault

Michel Foucault

di Michel Foucault

intervista di Paul Rabinow

traduzione di Francesca Bigi

Le relazioni tra etica, politica e genealogia della verità giustificano tutto il tuo lavoro?

Senza dubbio si potrebbe affermare che in un certo senso io cerchi di analizzare la relazione tra scienza, politica ed etica, ma non penso che questa sarebbe una rappresentazione accurata di ciò che mi prepongo di svolgere. Non voglio rimanere solo a questo livello e cerco piuttosto di capire come questi processi possano aver interferito tra loro nella formazione di un campo scientifico, di una struttura politica, di una pratica morale.

Prendiamo come esempio la psichiatria. Oggi, senza dubbio, è possibile analizzare la psichiatria nella sua struttura epistemologica, seppur abbastanza vaga, oppure nel contesto delle istituzioni politiche nel quale essa opera e, infine, nelle sue implicazioni etiche, sia rispetto agli psichiatri che ai pazienti.

Ma non è questo il mio obiettivo: ho cercato piuttosto di capire come la formazione della psichiatria come scienza, la delimitazione di questo campo e la definizione del suo oggetto implicassero una struttura politica e una pratica morale. E come ciò avvenisse in un duplice senso: come la struttura politica e la pratica morale erano sia presupposte dalla progressiva organizzazione della psichiatria come scienza che modificate da questo stesso sviluppo. La psichiatria che conosciamo oggi non avrebbe potuto esistere senza l’interazione tra strutture politiche e senza un insieme di disposizioni etiche. Inversamente, la definizione della follia come un campo di sapere modificò le pratiche politiche e le disposizioni etiche che la riguardarono. La questione è stata quindi di determinare il ruolo della politica e dell’etica nella definizione della follia come campo particolare di conoscenza scientifica, e di analizzare gli effetti di quest’ultima sulle pratiche politiche e etiche.

Così in ciascuna di queste tre aree, follia, criminalità, sessualità, ho enfatizzato di volta in volta un aspetto particolare: l’istituzione di una certa oggettività, lo sviluppo di una politica e di un governo del sé, l’elaborazione di un’etica e di una pratica del sé. Tuttavia, ogni volta ho cercato anche d’indicare quale posto occupassero in ciascuna area le altre due componenti necessarie alla costituzione di un campo di esperienza. Si tratta, in definitiva, di diversi esempi in cui sono implicati i tre elementi fondamentali di ogni esperienza: un gioco di verità, relazioni di potere, le forme della relazione con se stessi e con gli altri.

Cos’è la “storia delle problematiche” di cui hai recentemente parlato?

Per diverso tempo ho cercato di capire se fosse possibile descrivere la storia del pensiero come qualcosa di diverso dalla storia delle idee (con la quale intendo l’analisi dei sistemi di rappresentazione) e dalla storia delle mentalità (con la quale intendo l’analisi delle disposizioni e degli schemi di comportamento). Ciò che sembra caratterizzare la storia del pensiero sono quelli che si potrebbero chiamare problemi o, più esattamente, problematizzazioni.

Michel Foucault

Michel Foucault

Il pensiero è infatti qualcosa di differente sia dall’insieme di rappresentazioni che soggiace a un certo comportamento, sia dall’insieme di disposizioni che possono determinare questo comportamento. Il pensiero non è ciò che abita una certa condotta conferendole significato; piuttosto, è ciò che permette di fare un passo indietro rispetto a un modo di agire o reagire, di presentarlo a se stessi come un oggetto di riflessione e di metterne in discussione significato, condizioni, finalità. Il pensiero è libertà nei confronti delle proprie azioni, il movimento tramite cui ce ne si distacca, le si pone come oggetti, e vi si riflette trattandole come problemi.

Dire che lo studio del pensiero è l’analisi di una libertà non significa avere a che fare con un con un sistema formale e autoreferenziale. In effetti, un campo di azione o un comportamento possono entrare nell’ambito del pensiero se precedentemente un certo numero di fattori ha fatto sì che queste azioni divenissero incerte e perdessero la loro familiarità o, ancora, provocassero altre e nuove delle difficoltà. Questi fattori possono essere il risultato di processi sociali, economici o politici e in questo caso svolgono il solo ruolo di “istigazione” al pensiero. Essi possono sussistere e svolgere la loro azione già molto tempo prima che vi sia un’effettiva problematizzazione dell’azione da parte del pensiero.

E quando interviene il pensiero, non assume una forma univoca che sia il diretto risultato o la necessaria espressione di queste difficoltà. Si tratta piuttosto di una risposta originale e specifica, che assume forme diverse e a volte contraddittorie, alle difficoltà che la situazione o il contesto presentano al pensiero e che hanno la validità di possibili problemi.

Per un unico insieme di difficoltà possono darsi diverse risposte, come, in effetti, accade la maggior parte delle volte. Si tratta allora di comprendere cosa renda simultaneamente possibili risposte così diversificate: il punto in cui si radica la loro simultaneità, il suolo che nutre la loro diversità a volte anche a dispetto delle loro contraddizioni.

Per risolvere le difficoltà nella pratica relativa alle malattie mentali nel diciottesimo secolo furono proposte differenti soluzioni, di cui sono esempi quelle di Tuke e Pinel. Non diversamente un’intera gamma di soluzioni fu proposta per le difficoltà incontrate nella seconda metà del diciottesimo secolo dalla pratica penale. E ancora, risalendo a un esempio più remoto, le diverse scuole di filosofia dell’ellenismo risposero diversamente alle difficoltà poste dall’etica sessuale tradizionale.

Il lavoro di una storia del pensiero sarebbe dunque di riscoprire la radice di queste diverse soluzioni rese possibili dalla forma generale della problematizzazione, o ciò che ha reso possibile la trasformazione delle difficoltà e degli ostacoli propri di una pratica in un problema generale per cui si propongono diverse soluzioni.

La problematizzazione risponde a queste difficoltà facendo qualcosa di diverso dall’esprimere o manifestare questi ostacoli: in connessione con questi, essa sviluppa le condizioni per cui diverse soluzioni ai problemi sono possibili e definisce gli elementi che costituiranno ciò a cui le differenti soluzioni tenteranno di rispondere. Il punto della problematizzazione e il lavoro specifico del pensiero sono costituiti da questo sviluppo di un dato in domanda e di un gruppo di ostacoli e difficoltà in problemi per i quali si cerca di produrre una soluzione.

È chiaro quanto siamo distanti dall’analisi decostruzionista (qualsiasi confusione fra i due metodit sarebbe poco saggia). Piuttosto, si tratta di un movimento di analisi critica in cui cercare di vedere come siano state costruite differenti soluzioni a un problema, e anche come queste differenti soluzioni risultino da una specifica forma di problematizzazione. E appare allora come ogni nuova soluzione che andasse ad aggiungersi alle precedenti sorgerebbe dalla medesima problematizzazione, modificando solo alcuni dei postulati o principi su cui si basa la risposta. Il lavoro della riflessione storica e filosofica è restituita al campo del lavoro del pensiero solo alla condizione che si comprenda chiaramente la problematizzazione non come un ventaglio di rappresentazioni, ma come un lavoro del pensiero.

Estratto da: Michel Foucault, Polemics, Politics and Problematizations, intervista di Paul Rabinow (1984), pubblicata in Michel Foucault, Essential works of Foucault, The New Press, 1997.

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!

Related posts:

  1. Il polemista Come nell’eresiologia, la polemica assume il compito di determinare il punto intoccabile del dogma, il principio fondamentale e necessario che l’avversario ha trascurato, ignorato o trasgredito e di denunciare questa...
  2. Platone e il tiranno: del potere ingordo Corpo individuale e corpo politico si richiamano l’un l’altro, ad entrambi presiede la giustizia della misura e della regola. Il tiranno si pone, rispetto a tale ordine, come l’eccezione scatenata,...
  3. Fioritura umana: l’uguaglianza dei diversamente abili Le teorie della democrazia non prendono in considerazione i disabili: come costruire un modello inclusivo che promuova la giustizia? ...
  4. La politica come agonismo: intervista a Chantal Mouffe Se nell’antagonismo la divisione è fra amico/nemico, qualcosa capace di distruggere una società, nell’agonismo, invece la distinzione passa fra avversari, non nemici quindi, ma rivali che condividono un medesimo spazio...
  5. Il corpo che vuoi: intervista a Judith Butler ...






XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>