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	<title>Commenti a: La decrescita felice, le avventure dello yogurt e l&#8217;etica aristotelica</title>
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	<description>il blog di Diogene magazine</description>
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		<title>Di: Avatar, il filmone ecoterrorista che frulla insieme Kant e Rousseau &#171; Filopop</title>
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		<dc:creator>Avatar, il filmone ecoterrorista che frulla insieme Kant e Rousseau &#171; Filopop</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 00:26:58 +0000</pubDate>
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		<description>[...] l’orgasmo; questa volta invece c’è lui, marines tagliagole convertitosi al downshifting e alla decrescita felice in mezzo alla foresta, che incontra lei, la principessa frigida; dal primo giorno lei lo sfotte, [...]</description>
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		<title>Di: LA DECRESCITA FELICE E LO YOGURT &#171; Rossella Grenci&#8217;s Blog</title>
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		<dc:creator>LA DECRESCITA FELICE E LO YOGURT &#171; Rossella Grenci&#8217;s Blog</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 11:45:47 +0000</pubDate>
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		<description>[...] LA DECRESCITA FELICE E LO&#160;YOGURT 2009 Dicembre 30   tags: Alimentazione, Ecologia, Solidarietà by rossellagrenci      Le avventure dello yogurt  Per farci capire la decrescita felice, Maurizio Pallante, suo esponente di spicco in Italia, ci racconta la storia dello yogurt. Quello prodotto industrialmente percorre dai 1.200 ai 1.500 chilometri prima di arrivare nei nostri frigoriferi, costa 5 euro al litro, viene confezionato in vasetti di plastica monouso e altamente inquinanti, subisce trattamenti di conservazione che spesso uccidono i batteri da cui è stato prodotto. Lo yogurt autoprodotto, tramite l’utilizzo di colonie batteriche che facciano fermentare il latte, non viaggia su gomma, non ha confezioni o imballaggi, è ricco di batteri benefici per la flora intestinale, costa quanto il latte, non ha conservanti e, cosa non trascurabile, è più buono.   Lo yogurt autoprodotto non fa crescere il PIL (Prodotto Interno Lordo): non passa attraverso una transazione economica, né fa aumentare la domanda di merci, dal petrolio per i trasporti alla plastica per gli imballaggi. Non alimenta nemmeno l’economia dei rifiuti: non c’è nulla da smaltire o buttare in una discarica. Insomma, un vero e proprio disastro per la crescita! Eppure abbiamo prodotto un bene, lo yogurt appunto, che ha anche una serie di esternalità positive: diminuisce l’inquinamento, fa bene alla salute, è più buono. Questa semplice realtà è invisibile per i parametri sclerotizzati che definiscono il PIL: lo abbiamo visto, solo il denaro conta, tutto il resto è niente.  http://www.filopop.com/ [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] LA DECRESCITA FELICE E LO&nbsp;YOGURT 2009 Dicembre 30   tags: Alimentazione, Ecologia, Solidarietà by rossellagrenci      Le avventure dello yogurt  Per farci capire la decrescita felice, Maurizio Pallante, suo esponente di spicco in Italia, ci racconta la storia dello yogurt. Quello prodotto industrialmente percorre dai 1.200 ai 1.500 chilometri prima di arrivare nei nostri frigoriferi, costa 5 euro al litro, viene confezionato in vasetti di plastica monouso e altamente inquinanti, subisce trattamenti di conservazione che spesso uccidono i batteri da cui è stato prodotto. Lo yogurt autoprodotto, tramite l’utilizzo di colonie batteriche che facciano fermentare il latte, non viaggia su gomma, non ha confezioni o imballaggi, è ricco di batteri benefici per la flora intestinale, costa quanto il latte, non ha conservanti e, cosa non trascurabile, è più buono.   Lo yogurt autoprodotto non fa crescere il PIL (Prodotto Interno Lordo): non passa attraverso una transazione economica, né fa aumentare la domanda di merci, dal petrolio per i trasporti alla plastica per gli imballaggi. Non alimenta nemmeno l’economia dei rifiuti: non c’è nulla da smaltire o buttare in una discarica. Insomma, un vero e proprio disastro per la crescita! Eppure abbiamo prodotto un bene, lo yogurt appunto, che ha anche una serie di esternalità positive: diminuisce l’inquinamento, fa bene alla salute, è più buono. Questa semplice realtà è invisibile per i parametri sclerotizzati che definiscono il PIL: lo abbiamo visto, solo il denaro conta, tutto il resto è niente.  http://www.filopop.com/ [...]</p>
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