La nascita di Afrodite, la nascita dei sensi
Perché mai Afrodite nasce dalle onde? Da dove deriva la sua parentela col mare, con l’acqua? A dire il vero, più che dall’acqua, nasce dalla spuma, ed infatti l’etimologia popolare collegava il suo nome al termine ἀφρός, “spuma”. In una delle versioni del mito, Afrodite Urania viene generata dai testicoli del padre di tutti gli dei, Crono, tagliati da Urano e gettati fra i flutti:
vennero trascinati dal mare per un lungo periodo, e spuma bianca sorse dalla carne immortale; dentro ad essa crebbe una ragazza
racconta Esiodo nella Teogonia.
“Cipride” è un altro dei suoi epiteti: si riteneva che fosse comparsa proprio nei pressi di Cipro. Veniva spesso associata alle isole: Creta, Citera, la Sicilia – la Venere Ericina prendeva il nome dal monte Erice. La sua festa, l’Afrodisiaco, era celebrata con particolare fervore nelle due principali città di mare: Atene e Corinto.
E quindi, perché l’acqua? Non vorrei dare una spiegazione, i miti si prestano sempre a più interpretazioni, ma immaginare l’affinità fra la dea della sensualità, i sensi e l’elemento marino. Il primo amore di Afrodite sembra essere proprio l’acqua, tanto che il suo passatempo preferito è fare il bagno nella sorgente Acidalia, narra Virgilio. La tradizione iconografica si sofferma sulla sensualità delle onde che l’abbracciano, o del vento marino che la solletica. Persino il suo simbolo, l’ostrica, allude al contempo al sesso e al mare.
È significativo che appaia sovente da sola. L’erotismo della sua figura non scaturisce da un incontro con l’uomo, ma, per così dire, dall’incontro col mondo: con la spuma, le onde, la brezza che risvegliano i suoi sensi, accarezzandola. Alexandre Cabanel la dipinse persa fra il sonno e la veglia, distesa su un mare increspato: il quadro, esposto al Salone di Parigi del 1853, affascinò l’imperatore Napoleone III, che lo volle nella sua collezione privata. Di Afrodite è sensuale l’apertura al mondo, la sensibilità corporea della dea, simbolizzata dall’abbraccio delle acque.
Quando i filosofi, Platone fra tutti, vollero razionalizzare l’amore, distinguendo quello spirituale da quello carnale, la sdoppiarono in due: Afrodite Urania e Afrodite Pandemos, nata da Zeus e Dione. La prima patrona del desiderio per la bellezza delle anime, la seconda per quella dei corpi. Non c’è bisogno d’aggiungere che Platone condannava il piacere dei sensi fine a se stesso: Afrodite Urania era la dea dei filosofi, Afrondite Pandemos (letteralmente “popolare”, “del popolo”) si addiceva alla gente comune priva di sapienza. Insomma, la filosofia di Platone prima, la teologia cristiana poi, cercarono di scindere amore e sessualità, spiritualità e sensualità, e per meglio riuscirci riscrissero il mito di Afrodite inventandosi due dee al posto di una.
Tale scissione ancor oggi non è del tutto superata. Lo dice, fra gli altri, Ginette Paris, studiosa di psicologia e mitologia, che in La rinascita di Afrodite sostiene una tesi un pò semplicistica, ma interessante: la rivoluzione sessuale degli anni ’60 ha contestato e sovvertito la condanna cristiana dell’eros, cadendo nell’eccesso opposto di ridurre il sesso alla carne. L’erotismo è invece anche trascedenza ed estasi. Ginette Paris vuole superare l’antitesi che ossessiona sia chi vuole un sacro senza corpo sia chi cerca un corpo senza sacralità. Afrodite rappresenterebbe allora la possibilità di una sessualità “sacra”, non perché giustificata da un dio, ma perché in se stessa profondamente spirituale:
fare l’amore eleva l’uomo e lo riavvicina alla divinità, piuttosto che abbassarlo al rango del bruto o della bestia. È così che si rende evidente l’immensa opera di civiltà di una Dea che insegna agli uomini non solo l’arte di amarsi ma tutte le raffinatezze che l’accompagnano
Il Nietzsche che inneggiava a Dioniso, ben prima del ’68, sarebbe stato d’accordo.
Se c’è una spiritualità della carne, dell’eros, forse andrà cercata in quella parentela fra sensi, sensualità e acqua suggerita dal mito di Afrodite.








