La pizia Tremonti: profezie, misteri egizi, economia
Tremonti come non l’avete mai visto: da piccolo studente scopiazzione e vittima del bullismo, da grande profeta biblico e visionario mago dell’economia – chi l’avrebbe mai detto, ma dietro il viso di plastilina e le labbra sottili, fredde e malevole c’è un personaggio tormentato, un genio incompreso e un uomo ribollente di passioni! La mia curiosità nasce dall’ultima sua intervista, al giornalista del Corsera Cazzullo, eccola qui, che non è un’intervista normale, no!, è un viaggio pieno di speranza nella crisi, sia quella finanziaria sia quella del neufragio cerebrale di Tremonti stesso, è un testo pieno di sorprese e soprattutto di oscurità, redatto in un linguaggio ermetico come ben si addice a quelle intelligenze superiori che per comunicare con noi mortali fanno fatica: come tradurre il linguaggio angelico nelle lingue volgari? Non si può! E quindi, se vi sembreranno parole senza senso proferite da un deficiente narciso, sappiate che è solo la vostra misera comprensione, il vostro essere limitati, in realtà è un messaggio trascendente che richiede esegesi. Cominciamo: che cos’è la crisi?
Succede che dal copione è venuto fuori il film. Per come lo vedo e lo vivo io, il mio libro “La paura e la speranza” era il copione, e quello che sta girando è il film. Quando ho scritto il copione non immaginavo di stare anche nel film, e di starci così dentro. E tuttavia è vero che nel copione c’erano proprio le cause e le cose che sarebbero successe, che stanno succedendo, che vediamo. Mancavano solo le date.
Non solo la vede così, ma lo vive, l’allucinazione che il suo pseudosaggio “La paura e la speranza”, dal titolo fra Jane Austen e Oriana Fallaci, contenesse già tutto, ecco il copione da cui è nato il film della crisi, lui lo vive così, esso vive! Tremonti profeta, è significativo che riveli le visioni nello scritto, ispirato dallo spirito santo come un evangelista, ed eccolo redigere pergamene e tomi che poi sfortunatissimi editori avranno l’ingrato compito di rendere comprensibili e impaginarli e stamparli, funziona così: Tremonti eremita-pizia nell’antro umido e fumoso, fonte di fastidiose artriti, redige le pergamene e poi il fattorino che ha pescato il bastoncino corto porta le pergamene alla mega centrale operativa di Mondadori dove un trio di moire cieche decifreranno le frasi ermetiche per trasformale in prosa italiana pronta per la stampa; i suoi saggi sono ridicolizzati da tutti, sono fonte di infiniti sberleffi non dico degli economisti, ma di chiunque abbia buon senso, ma lui si espone al ridicolo e agli sberleffi perché ha una missione più ampia, superiore, trascrivere le visioni psichedeliche inviategli dallo spirito formaggino per trasformale nel copione del film del futuro, lo fa per noi, per illuminarci e avvisarci! Ecco un’altra frase sibillina:
Possiamo fare il punto sul quaderno della nostra vita, sul quadrante della nostra storia. Lo possiamo fare prendendo un foglio di carta e tracciandoci sopra in croce due assi, uno orizzontale e uno verticale. L’asse orizzontale è quello dello spazio. Lo spazio si è improvvisamente dilatato. Ora, superate le vecchie barriere, lo spazio è venuto improvvisamente a coincidere con il mondo e nel mondo in un tempo che va dal rapido all’istantaneo circolano masse enormi di persone e di merci, di capitali e di informazioni.
bene, Tremonti ha scoperto la globalizzazione, era ora, solo che non la fa cominciare con le esplorazioni moderne, da Colombo in poi, no, tutto inizia con “la caduta del muro di Berlino”, la Gelmini sta già facendo riscrivere i libri di storia. Così ha tracciato “l’asse orizzontale”, e quello verticale?
È un asse su cui si segna, per la prima volta nella storia, il sopravvento dell’economia di carta sull’economia reale.
Nel 2010, Tremonti scopre oltre alla globalizzazione anche la finanziarizzazione dell’economia, è stupendo!, come se non ci fosse un dibattito ventennale fra economisti, sociologi ed attivisti circa la degenerazione del capitalismo finanziario, come se non ci fossero innumerevoli proposte sulla regolazione dei mercati finanziari, ad esempio la tobin tax (1972!!), sembra che il ministro sia appena tornato da uno dei forum sociali di Porto Alegre, ma chiaramente non è così – lui è inconsapevole, nulla vede né ode dei dibattiti globali sul capitalismo, perché ha un filo diretto con il dio Apollo che gli detta le verità rivelate sulle pergamene da cui vengono fuori visioni strampalate su grafici, assi e intersezioni, Tremonti parla solo con lui, con lo spirito guida nelle fattezze di un nano collerico, a volte assume le sembianze di Brunetta (il premio nobel mancato, come lui stesso si definisce, con dei ministri così…).
Ci sarebbe poi da decrittare il sottotesto ermetico, fatto di continui richiami all’Egitto, alle piramidi, a saperi antichi e dimenticati:
Il crollo delle piramidi finanziarie… il crollo delle piramidi di carta… i geroglifici della gazzetta ufficiale…
Perché tanto amore per le metafore egizie? Più che egittologo, non sottovalutiamolo, Tremonti rivela qui la sua natura faraonica, la sua conoscenza di lingue morte e profezie astrali, dei misteri degli UFO che costruirono la piramide di Cheope e oggi abbattono quelle “finanziarie” e “di carta”, è come dicono nella serie Stargate, dipende tutto dagli dei egizi alieni.
è stato, come ho scritto nel 1994 ne “Il fantasma della povertà”, un drammatico errore politico accelerare in modo forsennato sui tempi e sui metodi della globalizzazione.
In quest’altro testo sacro, “Il fantasma della povertà”, Tremonti ci aveva già avvisati dei pericoli della globalizzazione, purtroppo non lo abbiamo ascoltato, mannaggia! È il dramma di tutti i profeti, la maledizione di rimanere inascoltati e incompresi, vedi Cassandra sbeffeggiata, rapita e ammazzata, e Giulio, moderna Cassandra, grida pericolo! pericolo!, ma le nostre menti limitate non capiscono, e proprio come Cassandra anche Giulio è stato rapito dal potente di turno per divenirne schiavo sessuale, che brutta fine, quanti sacrifici, solo per noi, per darci una possibilità, anche se non ce la meritiamo… L’intervistatore, anch’egli fino a quel momento ignaro delle storture del neoliberismo, in ansia e preoccupato chiede: “Ma come può intervenire la politica?”
È già molto capire; e l’impressione è che sopra i popoli, superato lo choc iniziale, anche segmenti sempre più ampi delle classi dirigenti comincino a capire.
Che il neoliberismo comportasse la “vampirizzazione” dell’economia reale da parte di quella finanziaria, nonché la creazione di enorme diseguaglianze sociali e di un impoverimento dovuto alla spirale dell’indebitamento, lo avevamo capito circa vent’anni fa, ma cosa vuoi che sia, Tremonti se n’è accorto solo oggi, e infatti ha sempre fatto e continua a fare, come politico e ministro, tutto il contrario di quanto suggerirebbe tale consapevolezza, ma cerca di spacciare la sua totale ignoranza, incompetenza ed arroganza per una sublime ed ispiratissima intuizione, eureka!, l’ha scoperto lui prima di tutti! mettiamoci proni e in silenzio a recepire il verbo e l’illuminazione…
Ma facciamo un passo indietro per comprendere le origini di questo autoproclamato genio dell’economia, torniamo all’intervista rilasciata a Klaus Devi su youtube (what? cos’è? “non me ne frega niente di youtube”, dice sprezzante Tremonti, l’intervista l’ha fatta così, per avere più appeal agli occhi dei figli dei disoccupati che fra un video e l’altro di Britney Spears potranno godersi i ricordi d’infanzia di Giulio):
A scuola copiavo. Soprattutto matematica. E facevo copiare. Campavo di scambi. Ne avevo bisogno. Due anni ho avuto esami a ottobre.
Bene, a far di conto non è mai stato capace, ora è chiaro, nonostante facesse il liceo classico, dove la matematica non è esattamente una priorità, lui non ne azzeccava una. E all’università? Da matricola di giurisprudenza (è così, l’economia non l’ha mai studiata), ancor peggio: vittima del bullismo goliardico, gli facevano certi tiri mancini…
Ho fatto le notti chiuso in un armadio, con un anziano che studiava (di solito in collegio si studiava di notte fino all’alba) e ogni mezz’ora una sveglia mi obbligava a simulare il bollettino dei naviganti, scandendo il segnale orario. Se non lo facevo erano botte.
Prima liceale tonto e imbroglione, poi universitario preso per il culo da tutti, non è stata facile per il nostro Giulio, per fortuna negli anni ’80 è arrivato il Partito Socialista e ha trovato casa, nel giro di 10 anni finirà in Forza Italia dove, come ministro delle finanze, farà tutto il contrario di quanto sosteneva come editorialista del Corriere della Sera:
In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge (Corriere della Sera, 25 Settembre 1991).

Tremonti la Pizia
E giù di condoni a valanga, tributari, edilizi, chi più ne ha più ne metta, fino al recente riciclaggio di stato dello scudo fiscale, un bel regalo a evasori totali, ruffiani, criminali e mafiosi. Nell’intervista a Cazzullo un dubbio gli viene, mubmle mumble, e dice che forse forse uno dei problemi dell’Italia è l’evasione fiscale incontrollata, peccato che sia stato proprio lui a depenalizzare il falso in bilancio e a favorire l’evasione allentando regole e controlli, secondo l’idea idiota che durante le crisi la strategia migliore è fare ricorso all’economia sommersa.
Poi, già che c’era, Cazzullo gli chiede di Berlusconi, non c’entra niente ma la sleccazzata è d’obbligo, e la risposta assomiglia a un’espressione di vile servilismo travestito da paradosso filosofico-esoterico:
Ho giurato fedeltà alla Repubblica nel governo Berlusconi. E per me la fedeltà è un valore insieme morale e politico: politico perché morale, e morale perché politico.
Si passa poi a individuare i responsabili della crisi. Le speculazioni finanziarie? La spirale del debito? Le bolle immobiliari? Niente di tutto ciò, nessuno lo sa, tranne lui, ma i veri responsabili sono quei parassiti sociali dei diversamente abili:
Le pare che possa avere uno sviluppo forte un paese che su 58 milioni di abitanti ha 2milioni e 700mila “invalidi”, che assorbono ogni anno da soli un punto di prodotto interno lordo?
E ora, rullo di tamburi, il gran finale, l’ultima rivelazione scioccante: Tremonti ha visto la soluzione! L’ha vista! L’ha scrutata nelle viscere dell’uccello sacrificato sull’altare etrusco, le lunghe vesti da aruspice schizzate di sangue, rivelazione, epifania, disvelamento! La soluzione è:
Una cosa che vorrei fare è quella che ho indicato nel ’97 ne “Lo Stato criminogeno”: una norma “rivoluzionaria” per cui “tutto è libero tranne ciò che è vietato dalla legge penale o europea”. Per due o tre anni.
L’intervistatore ha un sussulto di dignità, si alza dall’inginocchiatoio e obietta “Ma richiederebbe una modifica della Costituzione”: povero sciocco che non vede la luce, Termonti lo secca:
Probabilmente sì. E io, oltre a proporla, vorrei essere tra i firmatari di una legge di riforma così fatta.
Per chi pensava che la crisi fosse figlia della deregulation selvaggia che ha permesso le più spericolate acrobazie finanziarie e l’occultamento di miliardi di titoli tossici ancor oggi non verificabili o rintracciabili, bene, si metta il cuore in pace: per Tremonti è il contrario, ci sono troppe regole, semplifichiamo e istituiamo per tre anni uno stato di eccezione dove ogni norma, tranne quelle penali, sarà sospesa, anarchia, condomini fratricidi, terrore nelle strade e nelle piazze, caos su tutto, ecco, la soluzione Tremonti se l’immagina così.
L’aruspice ha parlato: lo studentello tardo e scopiazzione ha fatto molta strada, ha superato le umiliazioni universitarie e si è incamminato sulla via dei misteri, ha scoperto i segreti delle piramidi aliene, della congiura degli dei egizi intergalattici, dell’eviscerazione degli uccelli a fini divinatori, e rinchiuso nell’antro della pizia redige oscure pergamene per salvare l’umanità – non fatevi tradire dall’aspetto da pirla e dalla voce da bambino indemoniato, è Tiresia redivivo, raccogliete le profezie scritte sulle foglie al vento e tremate, ma con speranza.
di Cesare Del Frate
If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!Related posts:
- Neoliberismo goliardo: Keynes VS Friedman Gli economisti sapientoni assomigliano sempre più a tifosi da stadio che inneggiano al mercato, e i manager rampanti a bambini capricciosi che vogliono tutto e subito: quando cominceremo ad affidare...
- Il mare, la frontiera, il rifiuto: drill, baby, drill! ...
- La crisi e il futuro dell’Europa secondo Jürgen Habermas ...
- Morti di spettacolo: Guy Debord Secondo Debord, viviamo ormai prigionieri dell'universo sintetico mass mediale, dove la merce si è fatta immagine. ...
- Filosofia della crisi economica: Slavoj Žižek ...








Facebook
Twitter
FriendFeed
Eppure, è proprio da questi comportamenti, diffusi nella nostra povera Italia, che traspaiono ansie e bisogni profondi. Neppure davvero coscienti a noi stessi, ma che agiscono prepotenti.
La tentazione di trovare delle scappatoie, d’inventare qualche furbo accorgimento con cui superare l’angoscia, è sempre molto forte. Ed è davvero difficile resistervi.
Scopo della filosofia dovrebbe essere, secondo me, proprio quello di investigare alla radice le cause dell’angoscia esistenziale, e una volta individuate proporre delle soluzioni.
Queste soluzioni non potranno non consistere in una nuova, inaudita, metafisica.
ciao Roberto, scusa se c’ho messo un pò a risponderti, in questi giorni sono stato lontano dal blog per motivi di lavoro. Sono d’accordo con te, queste risposte semplici semplici (e folli…) cercano di arginare l’angoscia crescente. Come dicono i sociologi, le nostre sono “società dell’incertezza”, e questo mi sembra valga in particolar modo nel nostro paese. Di sicuro, comunque, questa classe dirigente non ha la capacità, o forse nemmeno la volontà, di rispondere adeguatamente alle sfide. E come “metafisica” riciclano in malo modo e fraintendendola sia quella della Chiesa che quella del mercato, toppando sia di qua che di là. ahinoi!
Ciao Cesare, penso anch’io che si stiano ormai riciclando “verità”, valide un tempo, ma che ora sono soltanto il simulacro di ciò che erano.
Vorremmo una Verità eterna, su cui finalmente contare, ma constatiamo amaramente che essa non c’é.
La verità temporale, l’unica a cui possiamo accedere, sempre muta, e ciò ch’era vero ieri, oggi non lo è più.
La Verità non c’é! Questo è il pensiero angosciante, anche se sovente inconscio, che percepisco all’origine dell’attuale degrado. Angosciante però, solo in quanto non s’accorge che questo è invece il grande dono della Trascendenza!
Io vivo qui, ora, proprio in quanto la Verità non c’é.
Se ci fosse… potrei ancora vivere?
Solo affrontando l’orrore della Verità che non c’é, posso ritrovarmi davvero libero.
Libero di assumermi ogni responsabilità del mio agire, nello scegliere ciò che nell’istante “appare“ a me come giusto e come vero.
Con l’unica vuota guida che è la fede nella Verità.
Il suo ritrarsi, il suo nascondersi, il suo non esserci… fa crescere in me la fede nella Verità!
“Io vivo qui, ora, proprio in quanto la Verità non c’é.”
proprio così…