L’ordalia di Berlusconi

Prove del fuoco barbariche, Fabrizio Corona crocifisso, la soppressione della facoltà di giudizio, il cortocircuito leader carismatico/potere mediatico/acclamazione popolare.

Domenico Ghirlandaio, Prova del fuoco davanti al Sultano, 1485

Domenico Ghirlandaio, Prova del fuoco davanti al Sultano, 1485

di Cesare Del Frate


L’ordalia postmoderna di Berlusconi è una mirabolante sarabanda di prove del fuoco sorpassate dal superleader onnipotente, l’epifania dell’innocenza nel sopravvivere all’assalto del partito dell’odio, dei grillini mannari e dei travagli sapientoni, con alle calcagna i magistrati comunisti e i sietesoloinvidiosi. È proprio un’ordalia, la pratica barbarica che per stabilire l’innocenza dell’imputato, o la sua colpevolezza, preferisce al tribunale il test sanguinolento da brivido con tanto di intervento divino.

Giotto, Francesco davanti al Sultano, 1290-1295

Giotto, Francesco davanti al Sultano, 1290-1295

L’ordalia barbarica

Scagliato nel fiume con un bel pietrone al collo riuscirai a riemergere? Sì, se il peso della colpa non grava su di te, ecco un bel modo di fare giustizia, è l’ordalia, dal germanico antico Ur-theil, giudizio divino, l’espediente che i popoli barbarici hanno introdotto in Europa nel Medioevo per giudicare certi casi, in maniera certamente veloce e sbrigativa.

Non che tale abominio fosse sconosciuto agli antichi, anzi, già gli etruschi (lo chiamavano phersu), e poi i romani, lo praticavano con tecniche ancor più splatter, ti legavano i polsi mettendoti a fianco una spada corta, il tutto ovviamente chiuso in un sacco, a tenerti compagnia un gallo, un cane, un serpente e una scimmia o una capra (perché la scimmia? e la capra poi?!?!), e quindi ti buttavano nel Tevere: se ne uscivi sano e salvo eri innocente, se no, bhè, colpevole e già morto, così facciamo prima.

Come nota Girard, abbiamo qui a che fare con l’affidare le sorti mortali ai misteri divini:

è un procedimento di giustizia popolare che sembra un’operazione legittima, infallibile e, letteralmente, divina, è l’ordine stesso, personificato, l’identità fra il Dio e la folla. La folla è sempre pronta a offrire il proprio aiuto alla divinità quando quest’ultima si decide a infierire contro i cattivi. È il dio a rovesciare i potenti, ma è la folla a calpestarli (René Girard, L’antica via degli empi).

Non sempre chi viene sottoposto a tali prove schiatta, c’è l’eccezione del puro o del santo che si salva, come il S. Francesco di Giotto che cammina sul fuoco per convertire il Sultano, in questi casi è proprio grazie al “miracolo” che viene sancita e convalidata la superiorità:

I crudeli pagani lo gettarono [Quirino, vescovo della chiesa di Sissek] in un fiume con una pietra miliare legata al collo, e quando cadde in acqua venne sostenuto a lungo sulla superficie da un miracolo divino, e la acque non lo risucchiarono sotto poiché il peso dei crimini non gravava su di lui (Gregorio di Tours, Historia Francorum).

Doris Zinkeisen, Ordeal by fire

Doris Zinkeisen, Ordeal by fire

Il Potere e la Gloria

Ecco, questo è un pò il caso del Berlusconi incolume da ogni scandalo, si tratti di corruzione, mafia o quant’altro, incolume, ovviamente, non tanto grazie a Dio quanto a Rai/Mediaset, ma d’altronde ogni epoca ha la divinità che si merita: senza scendere nel merito delle accuse, ci interessa qui la logica della sua salvezza, che poi non è solo sua ma della casta in generale, per proprietà osmotico/transitiva dell’impunità. Sono innocenti a priori, ogni critica è all’istante trasformata in sintomo d’invidia e odio, e quindi destituita di fondamento, loro sono l’amore, gli altri “terroristi mediatici”, come ebbe a dire Cicchitto. La prova dell’innocenza è l’accusa stessa, Internet/Gabanelli/Ciancimino/Travaglio/Grillo & company sono come i galli, i cani, le serpi, le scimmie e le capre ficcate nel sacco per farti a pezzi, e quando ne esci fuori ancora vivo e vegeto, voilà, sei innocente! Niente tribunali, niente accertamento dei fatti e dei misfatti, nessun ragionamento logico, razionale e circostanziato, non parliamone neanche!, meglio l’epica eroica e trucida della lotta amore VS odio, la prova del fuoco da cui balzar fuori ruggendo, il celebrity death match, la morale dell’unto dal signore prodigo nel fare il nostro bene.

Il teatro in cui tutto ciò si svolge è ovviamente la TV, perché l’ordalia postmoderna, intesa come la sospensione della giustizia a favore del cortocircuito carisma/sfida/autoconsacrazione, è una questione prima di tutto d’immagine e d’acclamazione, come sosteneva Schmitt il potere ha bisogno dell’acclamazione del popolo, il vescovo incorona il Re in Chiesa ma senza la gente che applaude e urla sul sagrato non ci sarebbe legittimità, è il vertiginoso abbraccio del Potere con la Gloria, chiosa Agamben, e allora come comprendere meglio tutto ciò, se non osservando il medesimo meccanismo all’opera nelle sconvolgenti vicende degli idoli pagani contemporanei, i VIP?

Fabrizio Corona in posa crocifisso, autoscatto in cella

Fabrizio Corona in posa crocifisso, autoscatto in cella

Fabrizio Corona crocifisso

Il pensiero va subito a Fabrizio Corona, che non era nessuno prima della bufera giudiziaria che l’ha travolto, e da cui è rinato più sbruffone, ignorante e arrogante di prima, è stata la sua “sofferenza” ostentata e proclamata, il “calvario” di rivelazioni, accuse e patimenti, insomma il test ordalico-mediatico cannibale che ti divora e risputa fuori pronto per il reality show e l’ospitata della domenica, sempre che non rinneghi il tuo infimo livello di bassezza morale e intellettuale, e certo Corona non lo fa, “in carcere sono diventato l’idolo dei detenuti”, e si capisce bene il perché, “io sono fatto così, sono un vero tamarro e mi piaccio: dentro mi ero ripromesso di cambiare, ma non so se ci riuscirò”; insomma, in carcere ci stava benissimo, nelle interviste racconta quanto abbia imparato dagli sgherri mafiosi con cui ha lì socializzato, lo hanno istruito sul valore dell’“onore”, mica come quegli altri detenuti comuni per reati banali, i ladruncoli ad esempio, quelli no, non li poteva soffrire, non assomigliavano ai protagonisti che lui ama tanto di Scarface o Il Padrino, se non sei un pluriomicida con gli accessori trendy, coppola e fucile, Corona non ti si fila: ce lo racconta nel libraccio Le mie prigioni.

Ecco, questa mi sembra l’apoteosi della perversa logica della prova del fuoco vipparola trash, di quelle che se sei implicato in un sordido scandalo da lupanare, in un’indecente trama di ricatti, in un mercimonio vergognoso di corruzione, bene, sono tutti titoli d’onore, ti bastano un paio di mesi di crocifissione e poi sarai consacrato nell’olimpo vipparolo da bar sport, e finisci dritto all’Isola dei Famosi con Simona Ventura che eccitatissima ti urla sguaiata: “Avevi tutti contro, ma tu hai resistito, hai commesso i tuoi errori e hai pagato, hai pianto, ora sei più forte di prima, e noi siamo con te!”.

Ordalia dellacqua

Ordalia dell'acqua

La soppressione della facoltà di giudizio

Perché che cos’è l’ordalia, se non il fallimento, o meglio la soppressione, della facoltà di giudizio? L’insabbiamento della ricerca dell’oggettività, la ricostruzione dei fatti e delle storie, a favore dell’esibizione rocambolesca del carisma? L’identificazione paranoide del leader col popolo, come se non sapessimo che il popolo non esiste, è un miscuglio eterogeneo e mai del tutto assimilabile di opinioni, interessi, credenze e passioni? Saranno il popolo e Dio a giudicare, vox populi vox dei, e visto che io sono il leader del popolo, e quindi il consacrato dal Signore, bene, alla fine sarò io a giudicare me stesso e, guarda caso, mi autoassolvo! Questo è il ragionamento di Berlusconi, metonimia della casta che mette in scena un incubo persecutorio a uso e consumo dei privilegiati: chi critica il mio privilegio non è che un invidioso, un seminatore d’odio, e più critica e dissente più comprova che sono nel giusto, che devo andare avanti così!

Un tempo c’erano prove del fuoco, ferri roventi e macigni legati al collo mentre ti buttavano in acqua, oggi preferiamo un’ospitata in TV e l’esibizione del vittimismo del prepotente, il bullo che si autocelebra consacrandosi impunito.

p.s.: ringrazio l’amica Silvia Molè per avermi mostrato l’analogia fra l’ordalia e la logica dell’impunità della casta.

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9 Responses to “L’ordalia di Berlusconi”

  • [...] Prosegue Articolo Originale: L'ordalia di Berlusconi « Filopop [...]

  • Condivido tutto quanto è stato scritto.
    Sono però convinto che sia importante cercare di comprendere la causa di questo degrado. Che non mi pare sia stata ancora messa a nudo nella sua profondità.
    Imputare questa involuzione all’ignoranza, all’influsso della TV, è a mio avviso semplicistico e fuorviante.
    Queste sono senz’altro delle condizioni facilitanti, ma sono convinto che non siano la “vera” malattia.
    Perché la causa del degrado è un male che viene da lontano, ha già dato prova di sé con il fascismo e il nazismo, e sta ora emergendo per portare una nuova devastazione.
    Questo male è il Nichilismo.
    Un Nichilismo vigliacco, debole, che non ha il coraggio di guardare in se stesso, e allora segue le proprie viscere.
    L’Italia è stata l’anticipatrice del fascismo, e ora sembra che sarà l’incubatrice di una nuova distruzione, che sarà diversa, ma la cui causa è sempre la stessa: il Nichilismo ignaro di se stesso.

    Cordiali saluti
    Roberto Vai

  • Sono decisamente d’accordo con il pittorico commento di Roberto Vai, all’intelligente rilfessione di Cesare del Frate. Mi permetto solo d’aggiungere che il nichilismo contemoraneo stà inseminando un malessere catastrofico che non avrà pari nella storia del nostro Paese.
    Dopo 150 anni, il meno peggio politico e morale, partorirà il peggio in assoluto!!!
    Cordialmente
    Gioacchino Basile

  • Il nichilismo è un termine sfuggente, vuol dire tutto e il contrario di tutto. A mio avviso, c’è da un lato l’eterna questione dell’identificazione leader carismatico / popolo, un’identificazione paranoide che non porta mai nulla di buono, considerando comunque che la politica ha bisogno di un lato passionale e mitopoietico, bisogna poi vedere qual’è la distinzione fra la politica come passione e l’amore incondizionato e acritico nei confronti del tiranno; dall’altro lato il fatto molto concreto e circostanziato del (quasi) monopolio dell’informazione, appena si varcano i confini d’Italia, e i confini di Rai/Mediaset, le medesime vicende suscitano ben altre reazioni…
    cesare del frate

  • Se molti sono stati i significati dati al termine “nichilismo”, sono persuaso che la sua essenza non sia però ambigua.
    Questa essenza è infatti il convincimento che non esiste alcuna Verità assoluta!
    Paradossalmente, questo stesso convincimento è poi fondato su di una certezza… ovvero che la realtà sia ciò che abita il presente.
    Giacché “reale” è solo ciò che è qui ora, in questo preciso istante, mentre ciò che era o che sarà non è per niente reale, ma lo era o lo sarà.
    Questa situazione genera l’angoscia esistenziale, che è universalmente diffusa, ma è proprio in Italia dove si manifestano oggi i più minacciosi effetti.
    Sono lieto di trovare in Gioacchino Basile la sensibilità d’avvertire la minaccia che incombe. La sua maggior pericolosità deriva infatti dal non essere stata ancora chiarita.

    Poiché è secondo me vitale condurre un’approfondita analisi del degrado in atto, per poter almeno stabilire le azioni da intraprendere, mi sono permesso inviarvi, come proposta, uno studio che ho presentato al congresso del Popolo Viola Milano, il 16 gennaio 2010.

    Cordiali saluti
    Roberto Vai

  • A mio parere quanto esposto non è da ricondursi ad un supposto nichilismo (che a prescindere dalla valutazione di esso pur sempre presuppone una notevole preparazione filosofico-culturale) bensí semplicemente alla degenerazione della nostra democrazia in oclocrazia, vale a dire il governo di una massa incolta (che perloppiu neanche ha mai sentito parlare della differenza tra un valore assoluto e un valore relativo…) volutamente tenuta nell’ignoranza da un potere il cui unico scopo è quello dell’autolegittimazione: la creazione del consenso. Il problema odierno è la scomparsa del sapere e della ricerca di esso.
    Assistiamo inoltre a quello che io chiamo il fenomeno della trasparenza dei valori: paradossalmente la morte e la distruzione provocate da una guerra rendono evidenti quelli che sono i valori fondamentali dell’essere umano nonché lo sviluppo delle strategie volte a prevenire il ripetersi di detti eventi. La nostra generazione è appunto lontana da tali eventi, a cio si aggiunge un certo grado di benessere tale da rendere trasparenti i valori, nel senso che li diamo per scontati, è come se non esistessero e come se non si fosse combattuto per essi e per costruirli.

  • Sono d’accordo con Silvia sia sulla “trasparenza dei valori” sia sulla degenerazione verso l’oclocrazia. Il filosofo Jaques Rancière, in Il Disaccordo, fa un’analisi radicale della tendenza insita in ogni democrazia a trasformarsi in oclocrazia: proprio perché questa tendenza è connaturata alla democrazia stessa, bisognerebbe essere sempre vigili e contrastarla, cosa che chiaramente oggi non avviene, anzi…

  • Il nichilismo non è un’esclusiva di alcuni intellettuali, così come il tumore non è cosa relativa ai soli medici.
    Il nichilismo è una malattia dell’anima, che colpisce subdolo e con maggior virulenza i più indifesi. E la massa incolta è senza dubbio la più indifesa.

    Indubbiamente, quando sono in gioco valori primari, come la sopravvivenza, l’angoscia esistenziale passa in secondo piano. Ciò non vuol dire che non riappaia quando l’urgenza è finita.

    Vorrei però chiarire che esiste un nichilismo forte e uno debole.

    Nichilismo debole

    Il nichilismo debole è ciò di cui soffre questa nostra società malata, dove l’importante è godere fin che si può. Questo nichilismo debole si manifesta con la vigliacca indifferenza di fronte alla dissoluzione d’ogni valore. Chi ne è affetto percepisce il nulla che lo sovrasta, ma non lo vuole ammettere neppure a se stesso. E lo fugge, seguendo le proprie visceralità. Egli nega sì la Verità, ma non porta questo suo convincimento sino alle sue estreme conseguenze… Perché si aggrappa ad ogni pseudovalore (in cui comunque non crede per davvero) pur di non affrontare la vista orrenda dell’assoluta mancanza di Verità.

    Le regole sociali, che pure sono ancora seguite, e sovente con grande puntigliosità, non hanno più alcun Fondamento! Sono seguite e… basta!
    Quelli che erano un tempo i fondamenti, sono diventati dei vuoti simulacri, senza più alcun contenuto metafisico.
    Le regole sociali continuano ad essere rispettate solo per la forza di abitudine e per… la paura di restarne senza, ritrovandosi così abbandonati a sé stessi, senza una guida!

    Nichilismo forte

    Esiste tuttavia pure un nichilismo forte, che si fatica a guardare in faccia per l’orrore che incute. In esso si esprimono le conclusioni a cui una razionalità, sincera con se stessa, deve prima o poi giungere.
    Intendendo con razionalità, le capacità logiche basate sul principio di non contraddizione, e quindi non la ragione nel suo complesso.
    Questo nichilismo forte è però anche un’opportunità. E’ infatti proprio accettando la sua sfida, che possiamo sperare di dare un colpo di barra a questa nostra nave che va alla rovina.

    La Sfida del Nichilismo

    Mi sono ormai persuaso che la forza del nichilismo, quello forte (essendo quello debole solo un suo effetto), dipenda dal fatto di non essere stato ancora per davvero
    attraversato. La forza del nichilismo, infatti, si basa su di una contraddizione di fondo, paradossale quanto quasi insuperabile: da un lato nega la Verità assoluta e dall’altro crede in tante “verità” oggettive.

    La principale di queste “verità” oggettive, su cui si basa il nichilismo, è secondo me il convincimento che la realtà sia ciò che abita il presente. Giacché è dato per certo che reale sia solo ciò che è qui ora, in questo preciso istante, mentre ciò che era o ciò che sarà non è per niente reale ma lo era o lo sarà.
    Questa “verità” del Divenire è il principale sostegno del nichilismo, nella contrapposizione Essere – Divenire.
    Ma ve ne sono tante altre di “verità” dualistiche date per certe. Come Materia – Vuoto, Finito – Infinito, Essere – Nulla, Bene – Male, Vero – Falso, …
    In buona sostanza, tutte queste “verità” non consistono che nel credere che la Razionalità sia fonte di Verità!
    Mentre la Razionalità è soltanto uno strumento, senz’altro utile, indispensabile, ma non è affatto detto che sia fonte di Verità.

    Dovremmo a mio avviso mettere in discussione con decisione tutte queste “verità oggettive”, e in questo la scienza ci è di grande aiuto, e quando tutto sarà deserto dinnanzi a noi… allora saremo costretti allo slancio.
    Consci che la Verità non c’é, nel nostro mondo immanente, e proprio per questo è il nostro Fondamento.

    Un caro saluto

  • [...] ha trasformato le elezioni in un’ordalia (leggi qui), il PD in una celebrazione di mesta devozione, il senso critico perso fra gli incensi e gli [...]







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