Mostrami la cucina e ti dirò chi sei
Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.
Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.
Banana Yoshimoto, Kitchen (incipit)
Il mangiare è il nostro primo rapporto col mondo. L’infante esplora con la bocca, e se non stai attento ci butta di ogni. Anche Freud dava la massima importanza al legame fra il bambino e il seno materno, tanto da teorizzare “la fase orale” come prima forma di organizzazione psichica. Insomma, che la cucina sia uno degli specchi dell’anima? Mostrami come vivi la tua cucina, e ti dirò chi sei.
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