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Ridere del mondo
29 set

D. Velasquez, Democrito, 1628
Si racconta che Democrito, filosofo di Abdera, giunto alle soglie della vecchiaia assunse una strana abitudine. Ogni giorno egli si recava al porto della sua città, si guardava intorno e scoppiava a ridere fragorosamente. Forse perché eccessiva per un filosofo della sua fama, la sua risata non venne compresa dai concittadini i quali, sospettando fosse impazzito, chiamarono un medico. Ippocrate, giunto ad Abdera, visitò l’ilare paziente e rassicurò i concittadini: Democrito non era mai stato meglio. Semplicemente egli rideva del loro affannarsi per attività, cariche e affari vane e inessenziali.
Con una risata Democrito seppellisce l’intero ordine della sua città. Quando il filosofo ride, il porto si arresta. I marinai smettono di sbarcare le merci, i passanti si fermano sulla banchina, i commercianti interrompono la contrattazione dei prezzi per voltarsi a guardare il filosofo che ride a crepapelle. Il flusso delle attività e dei commerci si interrompe, quasi magicamente. Il riso di Democrito sospende qualcosa di più dell’ordine che sostiene la città. Mentre la sua risata eccheggia in città, benchè non compresa, instilla il dubbio che l’ordine degli scambi e delle cariche non debba essere preso troppo sul serio. Come scrive Bataille, il riso “conserva una credenza senza crederci” costringendo a un esercizio antidogmatico in cui la mera logica fallirebbe. Il riso è un’esperienza immediatamente comunicabile e, al contrario di ogni argomentazione, inconfutabile. Continua >
