Il dono: farmaco o veleno?
di Francesca Nicola
Che cos’è un dono? Secondo il dizionario, “quanto viene dato per pura liberalità, per concessione disinteressata o per abnegazione”. Nell’immaginario comune, infatti, il dono evoca la sfera dell’intimità, una nicchia protetta dall’interesse in cui dovrebbero dominare solo la generosità e i sentimenti più sinceri. Eppure l’esperienza di presentarsi a un compleanno senza un regalo, o di scoprire d’averne ricevuto uno più prezioso di quello che si è fatto, ci dicono che il dono è qualcosa di più.
Chi ha capito che l’importante non è il pensiero, come si dice, è Marcel Mauss. Leggendo il suo Saggio sul dono, del 1924, si ha l’impressione che parli di tutto tranne che di ciò che il titolo promette. Il dono, infatti, è analizzato come un fatto sociale totale, cioè un fenomeno al tempo stesso espressione e sintesi della vita sociale in tutti i suoi aspetti: religiosa, economica e morale.
Attraverso l’analisi di molti casi etnografici e in particolare del potlach, studiato da Franz Boas, e del kula, esaminato da Bronislaw Malinowski (due grandi maestri dell’etnografia novecentesca), Mauss sostiene che il donare è uno dei modi più comuni per costruire relazioni umane. Certo, tra dono e scambio c’è una relazione funzionale, perché nulla si dona in maniera unilaterale, ma l’atto del donare aziona un movimento di reciproche prestazioni, uno scambio continuo, che ha ragioni sociali e genera conseguenze sociali. Ogni dono, infatti, prevede un controdono, in un circolo potenzialmente infinito: questo è il fondamento del legame. Read the rest of this entry »





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