Post con tag filosofia
Donne non si nasce
10 mar
Lo si diventa. Così scrisse a metà del XX secolo Simone de Beauvoir, anticipando la riflessione contemporanea sull’identità di genere.
di Alessandra Tanesini
Con questa frase, Simone de Beauvoir volle indicare che essere donna non è una questione puramente biologica fissata già alla nascita, né è un destino inevitabile. Più recentemente, ma in uno spirito che per certi versi non è dissimile dai sentimenti espressi da de Beauvoir, Judith Butler ha dichiarato che credere nelle identità “politiche”, tra cui si include quella femminile, è un errore, anche se è politicamente necessario.
La posizione di Butler può sembrare sorprendente. È difficile capire come possa essere un errore pensare che essere donna, o essere gay, non sia un’identità che cattura aspetti centrali degli individui. Per questo, la posizione di Butler e di altri proponenti del movimento cosiddetto queer è sembrata a molti negare alcuni fatti cruciali e ovvi dell’esperienza degli esseri umani. Eppure lo scetticismo a proposito delle identità non è senza motivazioni. Movimenti politici basati su un’identità hanno spesso incontrato difficoltà a formare coalizioni con gruppi basati su altre identità. Inoltre l’organizzazione interna di questi movimenti è stata a volte caratterizzata da una tendenza a sopprimere le differenze e imporre omogeneità di idee e comportamenti. Continua >
I bottoni di Lou Andreas Salomé
7 mar
di Cesare Del Frate
Il più antico ricordo di Lou Andreas Salomé, l’eccentrica intellettuale che si legò a personaggi come Freud, Nietzsche e Jung, è l’immagine della cassetta dei bottoni: una memoria in cui si confondono i confini fra biografia, immaginazione, affetto:
Il mio primissimo ricordo riguarda dei bottoni. Stavo seduta su un tappeto di fiori, davanti a me una cassetta marrone aperta, dove, quando ero stata molto buona o la mia vecchia governante non aveva tempo per me, potevo rovistare tra bottoni di vetro, d’osso, variopinti, dalle forme fantastiche. La cassetta dei bottoni si chiamava la cassetta delle meraviglie, dapprima in senso ingenuo, più tardi ironicamente; e all’inizio rappresentò davvero per me il miracoloso, poi – forse perché mi insegnarono le parole relative – ammirai nei bottoni altrettanti zaffiri, rubini, smeraldi, diamanti e altre pietre preziose, per cui la parola russa per “gioielli”, “jemtschung”, conserva per me ancora oggi un suono ricco di memorie. I gioielli-bottoni restarono per lungo tempo la quintessenza di ciò che, considerato prezioso, non viene dato via ma raccolto (e in effetti i bottoni di moda allora, piuttosto costosi, venivano conservati dopo che il vestito si era consumato).
I bottoni si trasfigurano in pietre preziose, zaffiri e diamanti: ciò che qui conta non è tanto il valore materiale, ma il loro farsi simbolo di ciò che c’è di più prezioso, la relazione stessa. Cioè l’affetto e la cura dell’altro per me (e viceversa), in quel periodo della vita, quando siamo bambini, in cui così tanto siamo dipendenti e bisognosi. Si tratta di ciò che “non viene dato via ma raccolto”, preservato e custodito in quella cassetta che è l’inconscio “ricco di memorie”. Quei bottoni che raccontano la relazione sono frammenti, metonimie, della madre e della balia:
I bottoni significavano parti inalienabili, in un certo senso frammenti di mia madre stessa (del suo vestito, cioè, con i cui bottoni potevo giocherellare standole in grembo), o forse della balia (a me affezionata) al cui petto, dietro l’abito aperto, conobbi nella pratica il primo rubino.
Seduta in grembo alla madre, lì raccolta e protetta, Lou Andreas gioca coi bottoni, infila le dita fra le asole e i fili, accarezza le rotondità e la freddezza dei materiali, osserva il luccicare degli smalti. Il bottone, oggetto interstiziale che ricollega parti distinte, si insinua nell’asola, a sua volta collegato e trattenuto dai fili che lo intrecciano al tessuto: quale miglior metafora del rapporto stesso? Dell’altro che ci viene incontro, e a cui andiamo incontro come il bottone che si adatta all’asola?
Approfondire:
Lou Andreas Salomé, Il tipo femmina, in Riflessioni sull’amore, Editori Riuniti, Roma, 1985.
Neoliberismo goliardo: Keynes VS Friedman
4 mar
Gli economisti sapientoni assomigliano sempre più a tifosi da stadio che inneggiano al mercato, e i manager rampanti a bambini capricciosi che vogliono tutto e subito: quando cominceremo ad affidare l’economia ad adulti maturi e responsabili?
di Cesare Del Frate
Lavare i piatti: l’etica del dono
1 mar
Come sopravvivere al menage familiare: la coppia-totem, la moglie che cucina il cane del consorte, il debito reciproco come forma matura d’amore.
di Cesare Del Frate




